Il dibattito all’americana dei Fantastici 5 | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il dibattito all’americana dei Fantastici 5

di Fabio Germani

Il dibattito tv all’americana di lunedì sera tra I Fantastici 5, come il Pd aveva presentato nella homepage del proprio sito l’evento organizzato da SkyTg24 con Bersani, Renzi, Vendola Puppato e Tabacci, è stato all’insegna del fair play, di quelli in cui i candidati – in questa circostanza alle primarie del centrosinistra – preferiscono non farsi del male. Il messaggio dei cinque, neanche troppo velato: siamo pieni di energie e di entusiasmo e pensiamo al bene del Paese, non a sconfiggere una parte dello stesso schieramento. Tutto molto bello, tutto molto “nuovo” nel nostro panorama politico (oltre che televisivo). Chi sarà l’interprete di tale svolta, però, spetterà agli elettori deciderlo.
Dall’ultimo sondaggio di Tecnè (presentato non a caso nel pomeriggio di lunedì, sempre a SkyTg24, dal presidente dell’istituto di ricerca, Carlo Buttaroni) emerge che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, è colui che ad oggi guida la corsa del centrosinistra con il 38% dei consensi, compresi in quel 5,2% di intervistati che affermano – in una scala che va da “sicuramente sì” a “più sì che no” – che andrebbero a votare alle primarie. Alle sue spalle il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, con il 27% e a seguire, ma distanziato non poco, il leader di Sel e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola (17%).

Il confronto televisivo.
Come ogni dibatto “all’americana” che si rispetti, il confronto televisivo moderato da Gianluca Semprini prevedeva delle regole precise: domande tematiche, risposte brevi per ognuno dei candidati (massimo da un minuto e mezzo), diritto di replica valido tre volte. La partecipazione mediatica è stata notevole e come spesso accade Twitter ha misurato il mood degli utenti che seguivano in tv il programma allestito in stile X Factor (di qui l’hashtag #csxfactor) e contemporaneamente “twittavano” le proprie impressioni in 140 caratteri. Ad un certo punto, tanto per rendere l’idea, le tendenze universali – cioè non solo quelle in Italia – erano ripartite in questo modo:

I temi. Fisco e Imu.
Tabacci: Il peso fiscale è insopportabile per quelli che le tasse sono costretti a pagarle mentre per chi non le paga è meno impegnativo. Se le pagano tutti le tasse si possono abbassare, ma immaginare un sistema fiscale che prescinde da quello immobiliare è sbagliato. Dire che l’Imu non si paga è un errore, chi ha tolto l’Ici aveva respiro corto ed è andato in direzione sbagliata.
Puppato: Credo che la patrimonale sarà obbligatorio metterla per portare un po’ di equità fiscale, cedendo ai ceti medi e bassi parte di quelle tasse che è stato occultato.
Renzi: Questo Paese sta morendo di tasse. C’e’ bisogno di cambiare le regole.
Vendola: Rimodulazione dell’Irperf, attenuata sui ceti medio-bassi e innalzata sugli alti; patrimoniale sui grandi attivi finanziari; 75% di prelievo per redditi di oltre un milione; estendere no tax area per le famiglie e no all’Imu sulla prima casa.
Bersani: L’obiettivo deve essere abbassare le tasse sui redditi medio-bassi, sul lavoro e su chi investe per creare occupazione. Sono affezionato all’idea di una grande tassa sui patrimoni e ad una vera tracciabilità per farli emergere.

Lavoro.
Vendola: Dico ai giovani di ribellarsi al destino di precarietà. La precarietà è il buco nero in cui precipita il destino di una generazione. E gli direi “venite in Puglia a vedere come abbiamo inventato lavoro”.
Tabacci: Creare le condizioni per allargare la base produttiva. Mettere in condizione il sistema delle imprese di creare lavoro.
Bersani: Ai giovani direi: “Se state rinunciando ad iscrivervi all’università aspettate un attimo perché un po’ di soldi in più sul diritto allo studio dobbiamo metterli. Bisogna fare ogni cosa per allargare la base produttiva e dare occasione di lavoro, creare le condizioni perché le aziende abbiano interesse ad assumere donne e giovani e puntare su innovazione, tecnologia, agenda digitale, efficienza energetica.
Puppato: Non ci sono bamboccioni, ma giovani che prendono 600 euro al mese che non hanno autonomia. Se investissimo invece che l’1,5% del Pil, il 3% del Pil su ricerca e innovazione, solo in Italia si creerebbero oltre 400 mila posti di lavoro.
Renzi: L’Italia non è una Repubblica fondata sul lavoro, ma sulla rendita. Questo è un Paese in cui ci sono rendite di posizione sempre dei soliti noti e chi ha meno di 25 anni ha difficoltà, ma anche chi ne ha più di 50 corre il rischio di venire buttato fuori dal processo produttivo. Non faccio promesse, ma un invito: quello di giocarsela in un Paese che noi vogliamo cambiare e andiamo a cattivo a combattere la piaga del lavoro femminile.

Europa.
Renzi: Non guardiamo sempre alla Germania. Siamo l’Italia, dobbiamo avere l’orgoglio e il coraggio di dire cosa abbiamo fatto per l’Europa.
Vendola: Io non penso che non serva il rigore. Non un rigore cieco, ma mirato sulla spesa corrente. Quello che non capisco è il rigore che blocca le spese per gli investimenti, quando nel nome del mito del patto di stabilità si interrompe la crescita anche quando ci sono i soldi.
Bersani: Mettiamoci d’accordo: accettiamo il controllo reciproco sui bilanci, stringiamo il controllo. Ma in cambio di un allentamento della stretta sui conti, di una politica di investimento e una gestione coordinata del costo del debito. Anche la Germania deve capire che siamo tutti su un treno, lei su un vagone agevole, altri su un carro bestiame, tutti andiamo verso il segno meno.
Tabacci: Io penso che l’Europa è la nostra speranza e che un’Europa più forte serva anche ai tedeschi, non solo agli italiani.Non si può far pensare, come fa Grillo, che bisogna rottamare la lira, come se fossimo nostalgici di una moneta che si svaluta.
Puppato: Non possiamo più parlare di prodotto, ma di qualità. L’euro non si discute perché è lì che abbiamo la nostra forza. L’Europa ci offre un’opportunità che non abbiamo sfruttato.

Gay e coppie di fatto.
Renzi: Il Paese ha preso in giro omosessuali e eterosessuali e la conclusione è che oggi non c’è niente. Noi nei primi 100 giorni faremo la ‘civil partnership’ all’inglese che consente l’equiparazione dei diritti.
Puppato: Dobbiamo non solo accettare, ma proporre il matrimonio gay. Gli omosessuali hanno diritto a veder riconosciuti i propri diritti di cura e successione. Sull’adozione, poi, non ho alcun dubbio mentre sulla maternità dobbiamo parlarne.
Tabacci: Ho partecipato, con il sindaco di Milano, alla creazione dell’albo delle unioni civili. Starei attento a equiparare questo al matrimonio, sono due cose diverse. I bambini hanno diritto ad avere padre a madre.
Bersani: Io sono chiaramente per prendere la legislazione tedesca su unioni civili per le coppie omosessuali mentre sul tema delle adozioni direi che serve ancora una fase di riflessione.
Vendola: È stata cambiata la Costituzione per una volgarità come il fiscal compact, penso si potrebbe fare per le unioni gay. Credo che la sinistra abbia sbagliato tante volte in passato per suo atteggiamento massimalista, ma tante volte per il suo minimalismo. Dunque sì a diritti interi, non col contagocce.

Costi della politica.
Bersani: Abbiamo cinque-seimila società partecipate. Mettiamo subito l’occhio su questa faccenda, la scure. Perché una cosa o è pubblica o è privata: pubblico-privato misto è l’occhio del demonio. Sulle province ora è venuto fuori un pasticcio cui bisognerà mettere mano. Sono contrario all’abolizione del finanziamento pubblico.
Renzi: Non serve a rimettere a posto il bilancio dello Stato, ma è un segnale di credibilità. O ci diamo una regolata o non si va da nessuna parte: abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, si fa il finanziamento all’americana; abolizione di tutte le province, taglio dei vitalizi ma anche tetto agli stipendi dei manager.
Vendola: Sono per l’abrogazione dei vitalizi, il dimezzamento del numero dei parlamentari, la trasparenza dei bilanci e un tetto di spesa alle campagne elettorali. Non sono d’accordo sull’abrograzione totale dei finanziamenti pubblici ai partiti perché temo una politica a solo appannaggio dei ricchi.
Puppato: Basta sprechi. Tutti i partiti devono avere bilanci certificati e solo spese per necessità di informazione. Per tutto il resto come edifici e cene, insomma tutto quello che è ludico, questo non va compreso.
Tabacci: Reputo i costi della politica insopportabili. Sono favorevole alla riduzione di un quarto del finanziamento pubblico ai partiti, ma non credo ci si possa affidare interamente ai contributi privati.

Futuro del centrosinistra.
Vendola: Non ho pregiudizi nei confronti di Casini, ma un giudizio: faccio fatica a vederlo alleato in una mia esperienza di governo.
Puppato: Ritengo che la coalizione sia questa. Una coalizione con cui c’è unita’ di intenti, un’alleanza per il bene comune del paese. Casini non ha chiesto di entrare, non ha scelto nodi. Se fosse chiara la sua posizione sarebbe tutto più semplice. È l’ago della bilancio, ma non ha sciolto i nodi.
Tabacci: Siamo convinti che si possa costruire una maggioranza di centrosinistra per governare il Paese. Lo abbiamo fatto a Milano perché non farlo nel Paese? Stiamo cercando di costruire l’alternativa, non la ripetizione di quanto abbiamo visto sino ad oggi.
Renzi: Credo che in alleanza non ci debba stare Casini, con la massima stima. Perché credo nella libertà di dire le cose prima mentre Casini decide con chi allearsi all’ultimo. Di Casini ne abbiamo già tra i nostri. Vendola assolutamente sì, perché no. E guai a lasciare Tabacci fuori.
Bersani: La mia coalizione è questa, con quelli che sono qui, ma sono pronto ad aprirmi a chi sta fuori per vedere se si può fare una coalizione anche con i moderati. A questa coalizione ci sto pensando da parecchio tempo e anche a come si stanno muovendo le cose nel profondo dell’Europa.

Gli appelli.
Tabacci: Non ho un appello da rivolgere perché votino per me, ma per questa operazione politica carica di speranza per il Paese. Qui ci sono gli uomini e le donne in grado di caricarsi il fardello con serietà, competenza e professionalità.
Renzi: Sono emozionato e felice, dicevano le primarie sarebbero state una rissa e invece abbiamo cercato di ascoltarci, dire la propria, dimostrando che si possono riempire la piazze. Le primarie fanno bene a tutti, alla politica e al centrosinistra.
Bersani: Se tocca a me, io dirò agli italiani: “Non vi chiedo di piacervi, ma di credermi. Vi dirò le cose come sono e tutti insieme ne usciremo, con semplicità e verità”.
Puppato: Potrei chiedere agli elettori di centrosinistra di essere scelta in quanto donna, ma non lo farò. Vi chiedo il voto perché la mia storia personale parla per me e parla di coraggio, di forza e di amore per le istituzioni.
Vendola: Io che sono stato sempre un acchiappanuvole vorrei guardare e sognare un’Italia davvero migliore. Vedo il mio Paese sprofondare nel fango, ma anche nella corruzione, nel cinismo e nella volgarità.

Instant poll e fact checking.
Non sono mancate le domande dei supporter di un candidato ad altri contendenti, né gli immancabili riferimenti politici ostentati da ognuno. E alla fine pacche sulla spalle con in mano la lettera del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, il quale li ha invitati ad una grande manifestazione da organizzare nel capoluogo lombardo nel segno dell’unità. Secondo l’instant poll condotto dall’istituto Quorum in collaborazione con Repubblica.it, a vincere il duello sarebbe stato Bersani (33%). Renzi lo avrebbe incalzato con il 31% dei favori, dopodiché Vendola (12%), Tabacci (5%) e
Puppato (4%). Al termine della trasmissione il fact-checking, vale a dire la verifica dei fatti in tempo reale in collaborazione con l’Università di Tor Vergata, ha fatto emergere il seguente quadro (immagine presa dall’account Twitter di SkyTg24):

Ed ecco, infine, come i protagonisti della serata hanno twittato le proprie emozioni e riflessioni subito dopo il confronto televisivo.

 

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