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L’indagine Tecnè: il futuro rarefatto nell’Italia del dopo Monti

Domanda interna, ricchezza, tasso di occupazione, spesa delle famiglie: le quattro variabili al centro dello studio di Tecnè “Previsioni per il 2013”, per una valutazione sulla “cura Monti”.
“Lo scenario per il nostro paese è sconfortante – commenta Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè – quest’anno la caduta del reddito disponibile e il clima d’incertezza dei consumatori hanno prodotto un consistente calo dei consumi (-3,2%). La contrazione della domanda e la diminuzione dei margini di profitto delle imprese, associata al peggioramento delle condizioni di accesso al credito, hanno inciso negativamente anche sulle spese per investimenti (-7,2%) e il prossimo anno le previsioni stimano un quadro ancora negativo sotto questo punto di vista. Una situazione che si aggrava con il progressivo deterioramento del mercato del lavoro e la crescente situazione di disagio finanziario delle famiglie. Nel complesso, il tasso di disoccupazione, anche a causa dell’incidenza della disoccupazione di lunga durata, potrebbe portarsi, nel 2013, a quota 11,4%”. Insomma, uno scenario di guerra.
Non va meglio nel resto d’Europa. Le politiche di austerità che dovevano essere l’unica ricetta per contrastare la crisi hanno portato un impoverimento generalizzato. La Grecia ha perso un quarto del suo prodotto interno lordo, in Spagna più della metà dei giovani è senza lavoro, l’Italia ha conquistato un nuovo record del debito pubblico. Il Portogallo, pur essendo stato l’alunno più diligente di Bruxelles, ha aumentato di 13 punti il suo deficit. Persino l’Olanda, altro paese che si sta sottoponendo alla politica del rigore, dovrebbe chiudere l’anno con un vistoso calo del prodotto interno lordo (-1,4%).
“Occorre un passo avanti della politica. Perché se è vero che la crisi parte da lontano e affonda le radici nella globalizzazione, è altrettanto vero che ciò che la nutre è l’arretramento della politica dal governo delle grandi questioni economiche. E’ inutile disegnare road map irrealizzabili, con misure insostenibili. Sono necessarie politiche per il lavoro fondate sulla qualità sociale, sui diritti e sulla sostenibilità. Ammettere il fallimento del rigore, che alimenta la crisi e rende più forte solo il nuovo capitalismo finanziario. Fissare le regole fondamentali dei movimenti di capitale a livello mondiale. In pratica, più che una riforma – conclude Buttaroni – una rivoluzione del sistema”.

Sfoglia l’indagine Tecnè in pdf.

 

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