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Misurare l’Italia “al di là del Pil”

famiglia_crisi_besCambiano gli indicatori, i problemi restano. Anche se ora l’Istat, in collaborazione con il Cnel, ha introdotto il Bes (Benessere equo e solidale) quale unità di misura per monitorare lo stato di salute del Paese, il quadro che emerge non è tanto diverso da quello analizzato negli ultimi mesi. Partiamo da un dato chiaro: in Italia, tra il 2010 e il 2011, l’indicatore della “grave deprivazione” è cresciuto dal 6,9% all’11,1%. In altre parole vuol dire che sono 6,7 milioni le persone che vivono in difficoltà economiche, dunque con un incremento pari a 2,5 milioni nell’arco di un anno.
Il Bes, presentato lunedì dai presidenti del Cnel e dell’Istat, Antonio Marzano ed Enrico Giovannini, è composto di dodici campi che vanno dalla salute al lavoro, dall’ambiente alle relazioni sociali. Il fine è quello di osservare le dinamiche socio-economiche dell’Italia “al di là del Pil”. Peccato che al di là del Pil vi siano dati poco gratificanti.
Il livello di disuguaglianza, ad esempio, viene misurato attraverso il rapporto tra il reddito posseduto dal 20% più ricco della popolazione e il 20% più povero. Quest’ultimo segmento ha però evidenziato valori in crescita dal 5,2% del biennio 2008-2010 al 5,6% del 2011 e ciò sta a significare che quel 20% più ricco delle popolazione percepisce un ammontare di reddito più elevato del 5,6% rispetto al 20% più povero. Negli ultimi quattro anni, la propensione al risparmio è passata dal 15,5% all’11,5% nel secondo trimestre del 2012. E non sembra troppo un caso, perciò, se nei primi nove mesi dell’anno scorso la quota delle famiglie indebitate è andata aumentando (dal 2,3% al 6,5%).

Contrariamente a quanto si possa pensare, invece, il lavoro non rappresenta un motivo di sfiducia o di scontentezza. Per chi il lavoro ce l’ha, si intende. Gli italiani si dicono infatti soddisfatti del proprio lavoro secondo un voto positivo che si attesta al livello 7,3 (collocato in una scala da zero a dieci). Tuttavia, si apprende ancora, cresce il numero dei “neet” (Not in education, employment or training, è un tema che abbiamo trattato diverse volte in passato). I giovani, tra i 15 e i 29 anni, che non trovano un’occupazione né intendono proseguire gli studi o qualificarsi, sono passati dal 19,5% del 2009 al 22,7% del 2011. L’8% di questi, viene inoltre spiegato, è in possesso di una laurea.

A proposito di sfiducia, se si parla degli altri o della politica allora sono dolori. Nel 2012, rileva il Bes, solo il 20% degli italiani di 14 anni e più ritiene di potersi fidare degli altri. Il dato è in calo rispetto al 2010. All’epoca, infatti, si dichiarava fiducioso il 21,7%. Per quanto riguarda la fiducia nelle istituzioni, sia nazionali che locali, risale a marzo dell’anno scorso il livello più basso: 2,3, su una scala da 0 a 10 ai partiti politici, 3,6 al Parlamento, 4 alle amministrazioni locali e 4,4 al sistema giudiziario. La fiducia degli italiani è in compenso rivolta alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco, che si attestano rispettivamente al livello 6,5 e 8,1.

 

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