Da Botticelli a Matisse i mille volti dell’arte | T-Mag | il magazine di Tecnè

Da Botticelli a Matisse i mille volti dell’arte

di Stefano Di Rienzo

ritratto-uomo-in-bluAttualmente presso il Palazzo della Gran Guardia nel cuore di Verona, si sta svolgendo una mostra dal titolo “Volti e Figure” (dal 1 Febbraio 2013 al 1 Aprile 2013) che Marco Goldin (curatore della mostra) sta proponendo in prima edizione alla Basilica Palladiana di Vicenza.
Le opere che saranno presentate nell’esposizione veronese saranno sostanzialmente le stesse già esposte a Vicenza con l’aggiunta di un nucleo davvero importante di capolavori tutti provenienti da una meravigliosa istituzione rumena: il Muzeul National Brukenthal di Sibiu, antichissima città della Transilvania che per i suoi monumenti è stata capitale europea della cultura. Dal museo rumeno famoso tra gli appassionati di tutto il mondo giungono a Verona quattro opere quattrocentesche su tavola. Tre sono capolavori tra i maggiori dell’arte fiamminga il quarto è un rarissimo Antonello da Messina “La Crocifissione” (1460). Le opere fiamminghe sono di Hans Memling e Jan Van Eyck, di quest’ultimo sarà esposto il bellissimo “Ritratto d’Uomo con Copricapo Azzurro” (1429), straordinario ritratto che lo stesso Goldin ha scelto come immagine ufficiale della mostra veronese. Di Memling sarà presente un dittico con un “Ritratto di Uomo che Legge” e “Ritratto di Donna in Preghiera” entrambe opere del 1490.
L’esposizione sviluppata in quattro ampie sezioni tematiche e quindi senza seguire semplicemente la pura cronologia, racconterà con una abbondanza di autentici capolavori volti e figure che hanno affascinato gli artisti dal Quattrocento fino ad oggi. Dai ritratti e dalle figure di Botticelli, Beato Angelico, Mantegna, Bellini, Bramantino, Lippi, Cranach, Pontormo e poi Rubens, Caravaggio, Van Dyck, Rembrant, Van Gogh e ai grandi pittori del XX secolo da Munch, Picasso, Matisse e Modigliani fino a Giacometti e Bacon. Solo per dire di alcuni tra i moltissimi che comporranno a Verona dopo averlo fatto a Vicenza questo superlativo museo dei musei.
La prima sezione si sofferma sul senso contrapposto di grazia ed estasi dolorosa che si salda entro un’aura di estrema alta spiritualità. Tutto un universo di sensibilissima rappresentazione che fa del volto una smorfia di dolore o di suadente bellezza e che fa del corpo la morbida e accogliente casa delle grazie. La vita di Cristo viene offerta dal suo momento iniziale a quello conclusivo, nell’intreccio di pittura realizzata in diversi punti d’Europa a partire dal Quattrocento per giungere quasi a metà del XIX secolo, viene rappresentato il momento della Natività, L’Adorazione dei Pastori, L’Adorazione dei Magi, la Sacra Famiglia per giungere alla Coronazione di Spine, alla Crocifissione e alla Deposizione. A questi soggetti si uniscono immagini di santi famosi quali per esempio San Francesco, San Girolamo penitente e il Battista decollato. La sezione passa in rassegna la scrittura del Nuovo Testamento: dalla grazia del volto di Maria alla “Cena in Emmaus” (1542-1543) di Tintoretto, Filippo Lippi “Madonna con il Bambino Sant’Antonio da Padova e un Frate” (1475-1480), Andrea Mantegna “Sacra Famiglia con una Santa” (1495-1505), Sandro Botticelli “Cristo Risorto” (1480) o Antonello da Messina “Crocifissione” (1465-1470).
La seconda sezione sfilano sovrani, principesse, dogi, nobildonne, arciduchi. Il ritratto inteso nella sua funzione celebrativa e di omaggio diviene autentico specchio di una società con sempre maggiori implicazioni psicologiche. Si potranno seguire pittori impegnati in alcune delle principali corti europee o in azione negli ambienti borghesi per esempio olandesi e inglesi Frans Hals “Nobiluomo Olandese” (1643-1645) o Antoon Van Dyck “Ritratto di Coniugi” (1620).
La terza sezione e molto più ampia e di maggiore fascino riguarda il ritratto quotidiano. Già pienamente espressa nel “Ritratto d’uomo con Copricapo Azzurro” del 1429 dipinto da Van Eyck con anticipata maturità rispetto a Memling, l’introspezione psicologica nel ritratto inizia nella seconda metà del Quattrocento e trova un suo punto di svolta con i grandi maestri italiani del Rinascimento, raggiungendo vertici assoluti anche in artisti non noti al grande pubblico come Pontormo con il superbo “Ritratto di due Amici” (1521-24). Inoltre in questa sezione viene sottolineata la grande stagione impressionista, a cominciare da due artisti che hanno fondato l’enorme cambiamento di prospettiva nella considerazione del ritratto: Manet e Degas, quest’ultimo con il capolavoro del doppio ritratto “Edmond e Thérèse Morbilli” (1865), accostato a Moroni del quale cattura tre secoli dopo il senso dell’approfondimento interiore, fino ad arrivare a Renoir con un prestito straordinario e quasi non immaginabile “La Danza a Bougival” (1883) che resta uno dei simboli dell’impressionismo.
L’ultima sezione è dedicata al grande cambiamento che interviene nella pittura a partire dall’ultimo decennio del XIX secolo. Muta radicalmente il senso della rappresentazione di un volto e anche di un corpo anzitutto con il colore lacerato e stringente di Van Gogh “Autoritratto” (1887-1888) e Gauguin “Autoritratto” (1893) affiancati con tali esemplari autoritratti a Cézanne “Autoritratto con Berretto” (1898-99). Attraverso questi tre artisti si sigilla l’esperienza del secolo morente per aprire alla vasta e problematica terra del Novecento fecondata prima dall’opera di Munch e poi da quella di Bonnard.
Una mostra che nella sua riedizione a Verona potrà essere visitata da chi non l’avesse fatto a Vicenza ma anche da chi volesse rivederla con l’ingresso di altri capolavori. L’esposizione della Gran Guardia è promossa dal comune di Verona, dalla Fondazione Cariverona e da Linea d’Ombra, che si affianca non solo quale società organizzatrice ma anche come partner importante nella produzione della mostra.

 

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