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La fiducia delle imprese

impreseNel mese di marzo l’indice destagionalizzato del clima di fiducia delle imprese manifatturiere sale a 88,9 da 88,6 registrato nel mese precedente.
In particolare, peggiorano i giudizi sugli ordini e migliorano le attese di produzione (da -42 a -43 e da -4 a -3 i saldi delle variabili); diminuisce, infine, il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino (da 1 a 0).
Nel dettaglio, l’indice del clima di fiducia scende da 88,4 a 86,9 per i beni intermedi, ma sale da 91,5 a 92,1 per quelli di consumo e da 85,8 a 87,7 per quelli strumentali. I giudizi sugli ordini peggiorano con riferimento ai beni di consumo ed ai beni intermedi (i saldi delle variabili passano, rispettivamente, da -33 a -34 e da -45 a -48) e restano stabili con riferimento, invece, ai beni strumentali (-45). Il saldo dei giudizi sulle scorte di prodotti finiti si presenta in diminuzione nei beni di consumo (da 1 a 0) e nei beni strumentali (da 1 a -3), ma in aumento in quelli intermedi (da 2 a 4). Le attese sulla produzione, infine, migliorano nei beni di consumo e in quelli strumentali (da -4 a -2, da -3 a -1 i rispettivi saldi della variabile), confermandosi, invece, sui valori dello scorso mese nei beni intermedi (-5).
Su base territoriale, l’indice del clima di fiducia del settore manifatturiero sale nel Nord-ovest (da 92,2 a 92,5), nel Nord-est (da 87,4 a 87,5) e nel Centro (da 88,7 a 89,5); l’indice si attesta sui valori del mese scorso, invece, nel Mezzogiorno (a 82,2). Mentre le attese di produzione migliorano in tutte le ripartizioni territoriali, i giudizi sugli ordini migliorano nel Nord-est, ma peggiorano nel Nord-ovest, nel Centro e nel Mezzogiorno. I giudizi sulle scorte di magazzino presentano saldi in diminuzione nel Nord-ovest, in aumento nel Nord-est e nel Centro, stabili nel Mezzogiorno.
Secondo le consuete domande trimestrali rivolte alle imprese manifatturiere che svolgono attività d’esportazione, nel primo trimestre dell’anno migliorano leggermente i giudizi sul fatturato, ma restano stabili le aspettative. Scende da 6 a 4 il saldo destagionalizzato relativo al rapporto fra prezzi all’export e interni. Rimane stabile al 39% la quota delle imprese interpellate che lamenta la presenza di significativi ostacoli all’attività di esportazione: tra questi, diminuiscono quelli legati ai finanziamenti e ai costi, ma aumentano quelli legati ai tempi di consegna e ad “altri motivi”. Tra le destinazioni delle esportazioni aumenta l’incidenza dei paesi Ue; la Germania, la Francia e la Cina continuano ad essere considerate fra i maggiori concorrenti internazionali.
A marzo l’indice del clima di fiducia delle imprese di costruzione scende a 80,0 da 81,5 di febbraio; i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione peggiorano (il saldo diminuisce da -51 a -53) mentre le attese sull’occupazione restano stazionarie (a -13).
L’indice del clima di fiducia sale da 67,4 a 67,6 nella costruzione di edifici e da 82,6 a 85,8 nell’ingegneria civile, mentre scende da 92,6 a 90,6 nei lavori di costruzione specializzati. I giudizi sugli ordini peggiorano nella costruzione di edifici (i saldi diminuiscono da -57 a -59), migliorano nell’ingegneria civile (i saldi aumentano da -23 a -21) e rimangono stazionari nei lavori di costruzione specializzati (a -55); le attese sull’occupazione migliorano nella costruzione di edifici e nell’ingegneria civile (i saldi aumentano da -20 a -18 e da -14 a -10, rispettivamente) e peggiorano nei lavori di costruzione specializzati (il saldo scende da -6 a -9).
A marzo, l’indice destagionalizzato del clima di fiducia delle imprese dei servizi resta sostanzialmente stabile, attestandosi a 73,7 da 73,8. Migliorano sia i giudizi che le attese sugli ordini (da -26 a -23 e da -13 a -11, i rispettivi saldi), ma calano sensibilmente le attese sull’andamento dell’economia in generale (da -49 a -53 il relativo saldo). Crescono i giudizi sull’occupazione e sull’andamento degli affari (da -6 a -2, il primo e da -25 a -22, il secondo); si riduce il saldo delle aspettative sulla dinamica dei prezzi di vendita (da -8 a -7) e stabili, infine, sono le attese sull’andamento dell’occupazione (a -9).
Più nel dettaglio, il clima di fiducia migliora nei trasporti e magazzinaggio (da 71,3 a 78,5) e nei servizi turistici (da 65,6 a 69,1); peggiora, invece, nei servizi di informazione e comunicazione e in quelli alle imprese ed altri servizi (da 77,3 a 70,7 e da 78,4 a 74,8, rispettivamente). I saldi dei giudizi sul livello degli ordini progrediscono in tutti i settori considerati tranne che nei servizi alle imprese ed altri servizi (dove passano da -24 a -28); le corrispondenti attese, crescono nei trasporti e magazzinaggio e nei servizi alle imprese ed altri servizi, ma calano, al contrario, nei servizi turistici ed in quelli di informazione e comunicazione (da -20 a -23 e da -4 a -9 i rispettivi saldi). Le attese sull’andamento dell’economia in generale crescono sensibilmente nei trasporti e magazzinaggio e nei servizi turistici, ma si riducono, altrettanto marcatamente, nei rimanenti settori. Circa le ripartizioni territoriali, il clima di fiducia, ad eccezione del Mezzogiorno dove passa da 84,1 a 73,1, migliora in tutto il resto del Paese, con particolare intensità al Centro, dove si attesta a 73,5 da 68,8. La fiducia è pressoché stabile, infine, al Nord-ovest (da 76,0 a 76,1) e al Nord-est (da 73,1 a 73,2).
Nel commercio al dettaglio l’indicatore di fiducia diminuisce lievemente, portandosi da 75,8 (in febbraio) a 75,4. In particolare, recuperano i giudizi sulle vendite correnti (da -58 a -55), ma peggiorano le attese su quelle future (da -20 a -23); in lieve accumulo sono giudicate, infine, le scorte di magazzino (da 3 a 4). Guardando alla disaggregazione per tipologia distributiva, l’indicatore di fiducia aumenta nella grande distribuzione (da 63,1 a 64,9), facendo registrare un lievissimo miglioramento anche in quella tradizionale (da 87,7 a 88,0). Più nel dettaglio, in entrambi i circuiti distributivi recuperano i saldi sui giudizi sulle vendite correnti (da -50 a -47, nella distribuzione tradizionale e da -66 a -64 nella grande distribuzione), ma peggiorano quelli relativi alle attese sulle vendite future (da -20 a -22, nella prima e da -20 a -21, nella seconda). Guardando, infine, alle scorte di magazzino, il saldo della variabile registra un deciso calo nella grande distribuzione (da 16 a 11), recuperando, al contrario, in quella tradizionale (da -3 a -2).

Fonte: Istat

 

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