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Il diario dal Festival di Cannes/2

di Giampiero Francesca

cannes_red_carpetRed carpet bagnato, red carpet fortunato. Questo sarà stato l’auspicio degli organizzatori della sessantaseiesima edizione del festival di Cannes nel vedere travolta la prima passerella di questa edizione da una pioggia torrenziale. Di Caprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan e Buz Lurhmann, interpreti e regista di Il Grande Gatsby, hanno infatti calcato la montee de marche sotto lo scrosciare battente di un temporale. Le intemperie non hanno però scoraggiato pubblico e appassionati, accalcati intorno al palazzo del cinema, in attesa della proiezione. Noi, onestamente, eravamo già all’asciutto, pronti a gustarci l’adattamento dell’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald.
Eccessivo, colorato, ridondante e barocco. Come previsto così è stato. Tutto lo spirito pop del regista di Moulin Rouge e Romeo + Giulietta appare chiaramente anche ne Il grande Gastby, riaprendo l’annosa questione legata alla legittimità dei “liberi adattamenti”. Come già accaduto con l’opera di Shakespeare infatti Baz Lurhmann stravolge il mood e lo spirito del romanzo di Fitzgerald catapultando la patinata atmosfera degli anni ’20 in una New York quasi contemporanea, in cui ai rap di strada fanno da eco le canzoni di Beyoncé. Lo spirito di decadente edonismo di Gatsby finisce così per esser solo il pretesto per mettere in scena sfarzose feste, travolgenti balletti, abiti scintillanti e prodigi cinematografici (in un 3D sempre più utilizzato e assai spesso inutile).
Per toglierci un po’ dell’amaro in bocca lasciatoci dalla prima pellicola vista in questa edizione del festival di Cannes puntiamo dritti sul primo film del concorso, Jeune et jolie di Francois Ozon. Il regista francese, fra gli autori più apprezzati non solo qui sulla croisette, mette in scena il suo ennesimo racconto sull’irrazionalità dei sentimenti e delle passioni umane, trascinate senza un ordine apparente. Così la diciassettenne Isabelle vive (o forse semplicemente viene quasi involontariamente sfiorata) dalla scoperta del sesso, dapprima fremente gioco estivo, poi freddo mestiere. Un anno, quattro stagioni, decine di esistenze che incrociano quelle della giovane protagonista, senza che nessuna di queste sembri davvero lasciare un segno nel suo animo. Come Buz Lurhmann, così anche Ozon approda dunque a Cannes con film profondamente suo, che affonda le radici in quella nouvelle vague da lui tanto amata e richiama alla mente pellicole da lui stesso dirette (su tutte quel 5×2 presentato alla sessantunesima edizione del festival di Venezia).
La giornata è ormai al termine, continua incessantemente a piovere. Chiudere il programma di oggi con l’opera francese L’inconnu du lac di AlainGuiraudie, primo film in concorso nella sezione Un Certain regard, non è stata una delle idee più felici. Del racconto quasi anatomico di molteplici relazioni omosessuali preferiamo non parlare, domani ci attende una giornata ricca: Sofia Coppola, Jia Zhangke e Asghar Farhadi. Con un programma così anche il peggiore dei climi è ben poca cosa.

 

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