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La versione di Obama

di Fabio Germani

barack_obamaIl presidente degli Stati Uniti pensa all’Europa del futuro per affrontare le nuove sfide.
Se mai ce ne fosse ancora bisogno, ci ha pensato Obama ad aizzare ulteriormente gli animi di neoliberisti (ispirati dalle politiche rigoriste europee degli ultimi anni) e di keynesiani dell’ultima ora. “Il dibattito in Europa tra crescita e austerity è sterile, le finanze pubbliche devono essere in ordine ma più si cresce e più i conti sono in ordine”, ha chiosato il presidente Usa durante la conferenza stampa di giovedì a Villa Madama al fianco del premier Matteo Renzi. Per poi aggiungere una postilla che, ai più attenti, sarà senz’altro suonata come una frecciatina bell’e buona rivolta ad Angela Merkel. La crescita dell’Ue va ancora al rallentatore – è stata in estrema sintesi la posizione espressa da Obama – e i paesi con maggiore surplus dovrebbero sostenere la domanda aggregata in Europa.

Il precedente Usa-Germania
L’amministrazione statunitense non è nuova a uscite del genere. Già alla fine del 2013, in un rapporto del Tesoro americano veniva osservato come la Germania punti troppo sull’export e poco sulla domanda interna. Sfruttando i surplus commerciali, i tedeschi sono cresciuti a scapito dei partner europei. All’epoca Berlino, stizzita, respinse l’accusa al mittente suggerendo al governo americano “di analizzare in modo critico la propria situazione economica”. Ma ormai la miccia era accesa, per la gioia dei ferventi sostenitori di Keynes nell’ottica che livello di equilibrio dell’economia e redditto sono determinati dalla domanda aggregata.

Parlare a nuora perché suocera intenda
Obama a Roma ha perciò parlato all’Europa del futuro più che all’attuale, a quella che – complice magari il voto di maggio – dovrà ripensare se stessa dopo anni di attenzione maniacale ai conti pubblici. Posto che, conditio sine qua non, i vincoli imposti dal patto di bilancio dovranno comunque essere rispettati. C’è poi la questione del lavoro, su cui Obama si è soffermato: “Chi gode della globalizzazione è ai vertici, ma chi è in mezzo ha sempre più dei problemi. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per educare i giovani e fornire competenza per il lavoro. È fondamentale sostenere i giovani e i disoccupati”. Problemi condivisi ce ne sono, del resto. Uno è quello della disoccupazione, appunto. L’altro è quello della difesa. Nel primo caso si tratta di evitare lo sviluppo di “nuova povertà” – tema che sarebbe stato al centro dell’incontro con Papa Francesco in Vaticano –, rischio corrente se si guarda ai numeri diffusi di recente dall’Ilo: nel mondo il numero dei disoccupati è cresciuto di cinque milioni di unità, toccando quota 202 milioni. Sono invece 74,5 milioni (circa un milione in più rispetto al 2012) i giovani al di sotto dei 25 anni di età senza un impiego.

Non più gli unici “poliziotti del mondo”
Nel secondo caso, invece, certamente la crisi ucraina e i rapporti in questo momento difficili con Mosca hanno fatto da cassa di risonanza. Ma Obama, già a Bruxelles qualche ora prima, si era detto preoccupato dai tagli alla spesa militare ipotizzati un po’ ovunque in Europa. Ha parlato di “impegni irriducibili” con la Nato e ricordato che, sì, anche l’America oggi spende meno per la difesa, pur impiegando il 3% del Pil e l’Europa appena l’1%. Per la serie: sono cambiati i tempi, non possiamo più garantire la pace da soli.

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