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Quanto costa organizzare un mondiale

La seconda puntata dello speciale dedicato al Mondiale 2014
di Mirko Spadoni

stadi_brasile_2014Ci siamo. Appare invece difficile dire lo stesso del Brasile e dei suoi (costosissimi) stadi, progettati e costruiti – alcuni ancora solo in parte – per ospitare le 64 partite del mondiale di calcio più costoso di sempre. E così il Paese sudamericano arriva con qualche difficoltà di troppo alla competizione sportiva più attesa dell’anno. Diviso dalle polemiche (molte sono state le manifestazioni di protesta contro l’evento) e stremato dagli interminabili lavori per costruire le opere necessarie, molte delle quali forse non verranno mai portate a compimento prima dell’inizio della kermesse. Ad esempio: a maggio, solo 36 sulle 93 infrastrutture programmate sono state completate, secondo uno studio dell’associazione di ingegneri e architetti Sinaenco. Ma procediamo con ordine. Il 30 ottobre del 2007, la FIFA assegna la ventesima edizione dei mondiali di calcio al Brasile, che dopo gli iniziali entusiasmi deve fare i conti con un diffuso malcontento tra la popolazione. Un malessere dovuto agli elevati costi (secondo le ultime stime di Brasilia saranno investiti circa 11 miliardi di euro, compreso il miliardo donato dalla FIFA) sostenuti da un Paese, “che – per usare le parole dell’ex calciatore e oggi senatore, Romario – ha problemi con la sanità, i trasporti e le scuole”.

Un brasiliano su due “è contrario” ad ospitare il mondiale
E così secondo un sondaggio condotto da Datafolha il 10 giugno il 51% dei brasiliani è a favore della decisione di ospitare la coppa del mondo. “Il tasso – osserva chi ha condotto la ricerca – è vicino a quello rilevato nel mese di febbraio (52%) e aprile (48%) di quest’anno. Tuttavia, è molto inferiore rispetto al 2008 (79%) e giugno 2013 (65%)”. Sempre secondo un sondaggio di Datafolha del 23 maggio (Termometro Paulistano – Protestos e Copa do Mundo), il 22% degli abitanti di San Paolo sostiene che il “Paese è preparato” ad accogliere il mondiale, il 76% crede di no. Tante sono infatti le opere incompiute nonostante l’impiego di moltissimi lavoratori, alcuni dei quali hanno perso la vita nel corso dei lavori (nove, in tutto; l’ultimo è morto nella giornata di martedì a San Paolo).

I mondiali più costosi della storia
Quelli brasiliani saranno – con i loro 11 miliardi di euro – quindi i mondiali più costosi di sempre: Sudafrica 2010 costò 3,7 miliardi di euro, Germania 2006 ancora meno (1,6 miliardi di dollari più 600 milioni donati da investitori privati). Altrettanto evidente è anche la natura dei soldi destinati a stadi e infrastrutture: pubblica. Orlando Silva, l’allora ministro dello Sport che nel 2007 promise che “nemmeno un centesimo di denaro pubblico” sarebbe stato usato per costruire gli stadi, è stato così smentito. “E’ denaro prestato dal Bndes (un’impresa pubblica legata al ministero dello sviluppo, dell’industria e del commercio estero, ndr) e che quindi tornerà alla banca per continuare a incentivare lo sviluppo del Brasile”, ha puntualizzato l’attuale ministro dello Sport, Aldo Rebelo. Le cose sono comunque andate diversamente da quanto pronosticato sette anni fa: solo tre impianti sono stati costruiti con denaro di origine non pubblica. Ma c’è anche un’altra questione a cui gli organizzatori non devono aver pensato abbastanza. Quattro dei sei impianti costruiti ‘dal nulla’ (Brasilia, Natal, Cuiaba e Manaus) dopo aver ospitato il mondiale verranno abbandonati a sé stessi. Il motivo? I club locali militano in serie inferiori (terza o quarta divisione, a seconda dei casi), richiamando un numero esiguo di sostenitori: tra i 2.100 e i 4.500 spettatori a gara, secondo i dati della Federazione brasiliana di calcio (CFB). Tutto questo a un costo complessivo di costruzione pari a 860 milioni di euro a cui si dovranno sommare le spese di manutenzione per degli impianti che, ad eccezione del Nacional di Brasilia (70.064 posti), possono accogliere 42mila spettatori. Non sorprendono quindi i timori del Danish Institute for Sports Studies, che in uno studio ha valutato come il Brasile – una volta terminato il mondiale – potrà fare uso dei suoi nuovi stadi con un risultato non certo confortante. Così come non appaiono entusiasmanti le ricadute che gli investimenti fin qui sostenuti dal Brasile avranno sull’economia del Paese.

L’impatto degli investimenti sull’economia brasiliana
Secondo un rapporto dell’agenzia di rating Moody’s (2014 FIFA World Cup Brazil: A Quick Score for the Beverage, Travel, Construction and Broadcast Sector), gli investimenti affrontati avranno però un impatto molto contenuto sul Pil, contribuendo alla sua crescita limitatamente (+0,4% nei prossimi dieci anni), mentre la spesa per le infrastrutture in programma (11 miliardi di dollari) ammonta ad appena allo 0,7% del totale degli investimenti previsti tra il 2010 e il 2014. Diverse le stime della Reuters (gli investimenti per il mondiale contribuiranno allo 0,2% del Pil, in un anno in cui la crescita sarà dell’1,6%) e della società di consulenza Ernst&Young Terco e della fondazione Getulio Vargas, che nel rapporto Sustainable Brazil – Social ad Economic Impacts of the 2014 World Cup del 2010 prevedevano la creazione di 3,6 milioni di posti di lavoro l’anno e guadagni fino a 2,7 miliardi di dollari per le imprese brasiliane che operano nel turismo e nei settori correlati. “Non sempre organizzare il mondiale si è rivelato un affare. Nel 1994 – scrive Giovanni Capuano su Panorama.it – il Pil statunitense aumentò dell’1,4%, nel 1998 in Francia fece segnare +1,3% e nel 2002 si ebbe crescita in Corea del Sud (+3,1%) e calo in Giappone (-0,3%)”.

Gli effetti del mondiale sulle borse internazionali
Una curiosità. Al di là dell’impatto economico, il mondiale ne avrà uno immediato. Il working paper numero 1424 della Banca centrale europea (The Pitch Rather than the Pit) del febbraio del 2012, firmato da Micheal Ehrmann e David-Jan Jansen, mette in luce un aspetto tenuto poco in considerazione, forse anche perché inaspettato: la correlazione che esiste tra le partite del mondiale di calcio e l’andamento delle borse. Si scopre così che quando la rappresentativa di un Paese sta giocando, il numero degli scambi e volumi sulla piazza interessata calano del 50%. Una percentuale che scende ancora (del 5%, precisamente) a ogni gol realizzato.

Il precedente italiano
A pochi mesi dall’inizio dell’evento (era il 18 marzo) e con molte opere ancora incompiute, il presidente della Uefa Michel Platini aveva osservato che la situazione era preoccupante. Ma in fondo – questo il ragionamento dell’ex juventino – c’era chi in passato aveva fatto peggio: l’Italia. Ai mondiali del 1990 “si vedevano ancora operai che davano le ultime pennellate agli stadi poco prima dell’inaugurazione”, ha ironizzato Platini. Lavori, che come evidenziato da Il Tirreno prima e da pagina99 poi, hanno avuto dei costi altissimi (3,74 miliardi di euro, che con la rivalutazione Istat arriverebbero quasi a 7,5 miliardi) e che con cui dobbiamo fare ancora i conti: nel bilancio di previsione 2014 di palazzo Chigi, fra le voci passive ci sono ancora 59 milioni e 400mila euro per i mutui accesi con la legge N.65/1987, quella “concernente” tra le altre cose “misure urgenti per la costruzione o l’ammodernamento di impianti sportivi” per Italia ’90.

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Speciale Brasile 2014
La pacificazione delle favelas di Rio de Janeiro

 

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