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Il Brasile in crisi al ballottaggio

dilma_rousseffNessuno dei candidati ha ottenuto un numero sufficiente di voti per vincere le elezioni al primo turno: il 50% + 1 dei voti. La presidente uscente, Dilma Rousseff, ha conquistato il 41,5%, Aécio Neves il 33,7% e Marina Silva il 21,3%. Si è così reso necessario il ballottaggio, che si terrà il 26 ottobre e vedrà contrapposti Dilma Rousseff e il socialdemocratico Aécio Neves. Un lasso di tempo sufficiente per convincere della bontà delle proprie intenzioni gli elettori di Marina Silva, la candidata scelta dal Partito Socialista dopo la morte in un incidente aereo il 13 agosto scorso di Eduardo Campos.
“Ho compreso chiaramente il messaggio giunto dalle urne. La maggior parte dei brasiliani vuole invitarci ad accelerare la costruzione del Brasile che vogliamo”, ha commentato Rousseff. Un processo che ultimamente ha perso lo slancio d’un tempo, quando – ad esempio – il tasso di disoccupazione era sceso sino al 5%.

Le difficoltà dell’economia brasiliana
Nel 2013, il PIL brasiliano è cresciuto del 2,5% (dati Banca mondiale). Un trend che tuttavia non è proseguito nel corso del 2014: l’economia del Paese si è infatti contratta nel primo (-0,2%) e nel secondo trimestre (-0,6%). Le cose potrebbero però peggiorare ulteriormente: nell’Interim Economic Assessment, l’OCSE prevede per il prossimo anno una crescita limitata allo 0,3%. Il Brasile “si conferma – osservava Il Sole 24 Ore, commentando le stime dell’OCSE – il grande malato dei BRICS”. Un basso tasso di crescita che ha convinto l’agenzia di rating Moody’s della necessità di rivedere l’outlook del Paese sudamericano, portandolo da stabile a negativo. Risultati che evidentemente non premiano le scelte di Dilma Rousseff, “la presidente che – come osservavamo qualche mese fa su T-Mag – ha tentato di far ripartire l’economia seguendo un sistema misto pubblico-privato, che però non ha fruttato granché. Non è andato benissimo neppure il piano varato per lo sviluppo delle infrastrutture – per un valore di circa 300 miliardi di dollari – che prevedeva la concessione a privati di autostrade, ferrovie, porti e aeroporti”.

I numeri delle elezioni
Gli aventi diritto al voto erano 142,8 milioni (di cui 354 mila all’estero) e oltre 22 milioni dei quali si è dichiarato analfabeta. In Brasile, il voto è obbligatorio nella fascia d’età degli elettori compresa tra i 18 e i 70 anni e facoltativo per quelli dai 16 ai 18 e gli over 70. Secondo un sondaggio Datafolha (Voto obrigatorio), il 57% dei brasiliani non si recherebbe alle urne, senza questo obbligo. “Si tratta – commentava chi ha condotto la rilevazione – della percentuale più alta mai registrata”. L’80% degli elettori ha comunque votato per scegliere uno tra gli undici candidati alla carica di presidente della Repubblica. Molti altri erano quelli candidati alla carica di governatore dei 26 Stati e quelli in corsa per uno dei 27 seggi al Senato (rispettivamente 176 e 185), 7.140 erano invece i candidati a deputato federale per i 513 seggi a disposizione e 17.010 a deputato nelle assemblee legislative dei singoli Stati. Trentadue i partiti in lizza, 425 mila seggi elettorali ed oltre 530 mila urne elettroniche. Piccolo appunto: il Brasile è stato il primo Paese ad introdurre il sistema di voto elettronico. Era il 1996.

 

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