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I costi (e i danni) di un’alluvione

di Mirko Spadoni

alluvione-genovaIn cifre: 262 millimetri di pioggia in 12 ore. Quanto basta per causare l’esondazione di quattro torrenti che attraversano la città di Genova (il Bisagno, il Rio Fereggiano, il Rio Torbella e Sturla), una vittima (Antonio Campanella, 57 anni) e danni per 200 milioni di euro, secondo le prime stime della Regione Liguria. Una tragedia forse evitabile. Molti sono infatti i soldi versati – sotto forma di tasse ambientali – da imprese e famiglie italiane all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali: 47,2 miliardi di euro solo nel 2012. Di questi, soltanto 463 milioni (lo 0,98% del totale) è stato investito per la realizzazione di opere e interventi per la sicurezza del territorio, secondo la CGIA di Mestre. Lunedì il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha così promesso di sbloccare due miliardi di euro, resi inaccessibili dai ritardi della burocrazia. Soldi ed opere che potrebbero ridurre il rischio idrogeologico a cui sono esposti ben 6.633 comuni italiani (l’82% del totale), secondo l’ultimo report di Legambiente e della Protezione civile (Ecosistema rischio 2013).
Tra questi c’è giustappunto il capoluogo ligure, dove una parte dei fondi necessaria per la messa in sicurezza del torrente Bisagno sarebbe già pronta: 35 milioni di euro stanziati da tre anni e “che – come riferito dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti – non si è riusciti a spendere per problemi legati a pratiche amministrative”. Alla burocrazia, che ha reso impossibile avviare i lavori necessari per rendere (finalmente) sicuro il Bisagno: il torrente, lungo circa 30 chilometri che taglia in senso longitudinale la città ligure e il cui ultimo tratto (circa un chilometro) è stato coperto tra il 1928 e il 1930, senza tenere conto della sua reale portata massima (1.200 metri d’acqua al secondo). “Per ‘intubare’ il fiume – spiega al Sole 24 Ore Pietro Misurale, ingegnere idraulico genovese e progettista di interventi di difesa del territorio – si basarono su dati sbagliati e il tubo in cui corre il Bisagno è troppo piccolo” perché costruito per contenere una portata massima di 500-600 metri d’acqua al secondo. Troppo poco, in sostanza. Diviene così necessario aumentarne la portata. Come? “Realizzando – spiega La Stampa – canali ‘scolmatori’, cioè condotti artificiali che intercettando le acque del torrente e dei suoi affluenti ne riducono la potenza distruttiva in caso di piena”. Opere assolutamente necessarie, nonostante il cui costo apparentemente proibitivo. Occorrono infatti 200 milioni soltanto per realizzare lo ‘scolmatore’ principale (un condotto sotterraneo lungo 6 chilometri) che una volta in funzione sarebbe in grado di ‘sottrarre’ 450 metri cubi d’acqua al secondo al Bisagno, che tuttavia non rappresenta l’unica preoccupazione per Genova e i suoi cittadini.
Suscita qualche apprensione di troppo anche il Fereggiano, il torrente affluente del Bisagno, che nasce dalla confluenza tra il rio Molinetto e il rio Finocchiaria a Genova Quezzi e nel 2011 esondò, causando la morte di sei persone. Ma anche in questo caso parte dei soldi necessari per la sua messa in sicurezza già ci sarebbero: venti milioni – tra mutui e fondi FAS (Fondo aree sottoutilizzate) – sono stati stanziati dalla Regione e dal Comune, altri 25 milioni sono stati garantiti dallo Stato attraverso il Piano delle Città, avviato nel giugno del 2012 “e dedicato – come spiegato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – alla rigenerazione delle aree urbane degradate”. “In gara – osserva La Stampa – c’erano 457 progetti, quello di Genova è stato tra i 28 approvati” e con un valore complessivo pari a 221 milioni di euro, secondo le stime del governo. Martedì si conoscerà il vincitore della gara d’appalto a cui spetterà il compito di realizzare entro quattro-cinque anni l’opera: due chilometri di condotta sotto i palazzi del centro di Genova e del quartiere Marassi, raccordati a un tunnel di 800 metri costruito vent’anni fa a fianco del Bisagno e da allora abbandonato.

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