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Il consumo di tabacco nel mondo

di Mirko Spadoni

sigaretta2Potrà sembrare un paradosso: la Reynolds American, una delle più grandi multinazionali del tabacco (proprietaria di marchi come Camel, Pall Mall e Winston), ha informato i propri dipendenti che a partire dal prossimo anno non sarà più possibile fumare all’interno degli edifici dell’azienda, che di fatto controlla il 25% del mercato statunitense. “Siamo convinti che sia la cosa giusta da fare nel momento giusto, per andare incontro alle esigenze dei non fumatori”, ha spiegato il portavoce dell’azienda, David Howard.
“La percentuale dei 5.200 dipendenti che fumano alla Reynolds è – osserva il Corriere della Sera – in linea con il tasso medio della popolazione USA, pari a circa il 18% degli adulti”.
Negli States un adulto su due fuma, quindi. Eppure negli Stati Uniti il consumo di tabacco ha subito un calo consistente negli ultimi anni: mediamente infatti gli statunitensi fumano 46 pacchetti di sigarette pro-capite ogni anno, secondo uno studio della Metric Maps. Un consumo decisamente inferiore rispetto a quello registrato tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli Ottanta, quando la media pro-capite era di oltre 90 pacchetti di sigarette l’anno.
Un calo (sostanzioso) dovuto anche e soprattutto all’aumento delle accise sul tabacco, che soltanto nel 2012 hanno fruttato proventi per 18,2 miliardi di dollari. La sola città di New York ne ha ricavato 126 milioni di dollari, ad esempio.
Il fumo resta così un mercato redditizio negli Stati Uniti così come nel resto del mondo, dove i consumatori di tabacco sono circa un miliardo, l’80% dei quali vive nei Paesi a basso e medio reddito e il cui numero potrebbe crescere fino a toccare quota 2,2 miliardi nel 2050, secondo una stima dell’Organizzazione sanitaria mondiale (OMS). Sei milioni sono invece le persone che muoiono ogni anno a causa del fumo (700mila delle quali sono in Europa).
In Europa, Germania e Italia sono i mercati di maggior consumo, rispettivamente con 103 e 86 miliardi di sigarette. Eppure molti sono stati i tentativi fatti nel nostro Paese per ridurne l’utilizzo almeno nei luoghi chiusi pubblici e privati, dove fumare è vietato dal gennaio del 2005 grazie all’applicazione dell’articolo 51 della legge del 16 gennaio 2003, n.3. Piccolo appunto: al mondo sono 600mila le persone esposte ai rischi del fumo passivo.
Il consumo del tabacco, complice anche l’aumento delle accise, è così sceso nel 2012 del 6,4% rispetto all’anno precedente, secondo i più recenti dati dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. Un calo compensato tuttavia dalla notevole crescita delle vendite del tabacco trinciato (+42% su base annua).

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