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Obama alla prova del midterm

di Fabio Germani

barack_obamaProbabilmente le crisi internazionali, Ebola e la minaccia dell’Isis, hanno distolto l’attenzione da quello che è un appuntamento ravvicinato e importantissimo per la politica Usa. Resta il fatto, però, che il 4 novembre le elezioni di midterm diranno molto dell’amministrazione Obama. O meglio: del sentimento dei cittadini e delle strategie che accompagneranno l’azione di governo negli ultimi due anni del presidente alla Casa Bianca.
Il voto di metà mandato si tiene, come suggerisce la terminologia, alla metà del mandato presidenziale e rinnova la Camera (già controllata dai repubblicani) e un terzo del Senato degli Stati Uniti (si scelgono anche 36 governatori su 50). Obama si presenta all’evento in chiaroscuro. Da una parte, infatti, i sondaggi sembrano suggerire una possibile débâcle dei democratici, tanto che gli stessi esponenti del suo partito hanno preso le distanze e suggerito un impegno minimo in campagna elettorale da parte del presidente. Il tasso di approvazione si attesterebbe al 40%, tra i valori minimi da quando Obama è alla Casa Bianca. Il New York Times ha di recente osservato che, a dispetto dell’abnegazione di Obama in questo senso, gli americani hanno perso fiducia nelle istituzioni. Scandali, decisioni che ai cittadini non sono piaciute, falle nel rispetto della privacy (il dibattito sui metodi della Nsa è ancora di stretta attualità), hanno eroso la credibilità dell’ex senatore dell’Illinois, messa a repentaglio anche dagli attacchi, più o meno velati, di alcuni ex ministri. Compresa quella Hillary Clinton che, secondo molti commentatori, potrebbe prenderne il testimone nel 2016.
La situazione economica degli Stati Uniti, però, non è così negativa. Non particolarmente in salute, certo, ma nemmeno da buttare. Secondo il Fondo monetario internazionale il tasso di crescita si attesterà quest’anno al 2,2% e quello di disoccupazione al 6,3%, comunque in crescita rispetto al 5,9% – mai così basso dal luglio 2008 – registrato nel mese di settembre. Tale soglia è attesa nuovamente per il 2015, mentre l’inflazione crescerà al 2% nel 2014 e al 2,1% nel 2015 (era all’1,5% nel 2013).
La (lieve) ripresa economica evidentemente da sola non basta. Stando ai “rumors” delle ultime ore, l’elettorato afroamericano non sembra particolarmente attento all’appuntamento del 4 novembre. E qualora le voci si dimostrassero fondate, per i democratici sarebbe un bel guaio. I cittadini afroamericani, infatti, parteciparono in massa alle presidenziali del 2008 e a quelle del 2012. Nell’ultimo impegno elettorale addirittura il 93% del segmento demografico si espresse a favore di Obama ai danni dello sfidante repubblicano, Mitt Romney. Anche gli ultimi fatti di cronaca – si pensi alle proteste di Ferguson per l’uccisione del giovane Michael Brown – stanno contribuendo ad un calo generalizzato della fiducia nei confronti delle istituzioni. Un clima negativo che investe diversi settori, dalle scuole pubbliche all’esercito, fino alla Corte suprema.
Non molti giorni fa, tuttavia, è giunto inaspettato l’endorsement – si passi il termine ad ogni modo sbagliato – del premio Nobel all’economia, Paul Krugman. Di solito Krugman è stato molto critico verso le politiche di Obama, ma in un suo articolo per Rolling Stone ha elogiato i tentativi dell’amministrazione di far ripartire gli Usa e colmare alcuni vuoti della società statunitense, sia in ambito sanitario che finanziario. Ma è presumbile che servirà a poco il 4 novembre.

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