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Povertà e disuguaglianza in Italia

poverta-2011Il 28,4% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Istat, nella quale l’istituto di statistica prende in considerazione la quota di popolazione che vive almeno una delle seguenti condizioni: deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro e rischio di povertà in base al reddito del 2012.
Nel 2013, rispetto all’anno precedente, l’indicatore ha riportato una contrazione dell’1,5%, dovuto in larga parte al calo della quota di persone in famiglie gravemente deprivate, passate dal 14,5% del 2012 al 12,4% dell’anno in corso; stabile la quota di persone in famiglie a rischio di povertà (19,1%), mentre si riscontra un lieve aumento per la quota di chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa, passata dal 10,3% all’11%.
La diminuzione della grave deprivazione, rispetto al 2012, è determinata dalla riduzione della quota di individui in famiglie che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 16,8% al 14,2%), di coloro che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 42,5% al 40,3%) o non hanno potuto riscaldare adeguatamente la propria abitazione (dal 21,2% al 19,1%).
Il rischio di povertà o esclusione sociale mostra la diminuzione più accentuata al Centro e al Nord (-7,7% e -5,9% rispettivamente), mentre nel Mezzogiorno, dove si registra una diminuzione del 3,7%, il valore si attesta al 46,2% (più che doppio rispetto al resto del Paese).
Oltre che nel Sud e nelle Isole, valori elevati dell’indicatore si osservano tra le famiglie numerose (39,8%), con un solo percettore (46,1%), con fonte di reddito principale proveniente da pensione o altri trasferimenti (34,9%) e tra quelle con altri redditi non provenienti da attività lavorativa (56,5%); è inoltre più elevato tra le famiglie con reddito principale da lavoro autonomo (30,3%) rispetto a quelle con reddito da lavoro dipendente (22,3%).
Rispetto al 2012, l’Istat ha rilevato un calo di quasi sei punti percentuali, dal 38% al 32,2%, nella quota di anziani solo a rischio di povertà o esclusione sociale; i monogenitori che vivono questa condizione sono passati dal 41,7% al 38,3%; le coppie con un figlio dal 24,3% al 21,7%, le famiglie con un minore dal 29,1% al 26,8% e quelle con un anziano dal 32,3% al 28,9%. Tra le famiglie con tre o più figli si osserva, invece, un peggioramento: dal 39,8% si sale al 43,7%, a seguito dell’aumento del rischio di povertà (dal 32,2% al 35,1%).
La metà delle famiglie residenti in Italia ha percepito, nel 2012, un reddito netto non superiore a 24.215 euro l’anno (circa 2.017 al mese); nel Sud e nelle Isole il 50% delle famiglie percepisce meno di 19.955 euro (circa 1.663 euro mensili). Il reddito mediano delle famiglie che vivono nel Mezzogiorno è pari al 74% di quello delle famiglie residenti al Nord (per il Centro il valore sale al 96%).
Il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,7% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta il 7,9%.
Anche per il 2012, la disuguaglianza misurata dall’indice di Gini (pari allo 0,32 a livello nazionale) mostra un valore più elevato nel Mezzogiorno (0,34), inferiore nel Centro (0,31) e nel Nord (0,29).
Rispetto al 2011, rimangono sostanzialmente stabili sia l’indice di Gini sia l’indicatore relativo alla quota di reddito posseduta dal 20% più ricco e più povero della popolazione.

(fonte: Istat)

 

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