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Resta invariato il tasso dei posti vacanti

disoccupazione_giovanile_lavoroIl tasso di posti vacanti anche nel quarto trimestre del 2014 si attesta, così come certificato dall’Istat, allo 0,5%, valore pressoché stabile per l’intera durata dell’anno. Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra numero di posti vacanti e somma di posti vacanti e posizioni lavorative occupate.
In questo modo l’Istat definisce i posti vacanti: “I posti vacanti misurano le ricerche di personale che alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre) sono già iniziate e non ancora concluse. Sono, infatti, quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo”.
I posti vacanti – l’Istituto nazionale di statistica tiene conto di quelli per lavoratori dipendenti, a esclusione di quelli per dirigenti, nelle imprese con almeno 10 dipendenti dell’industria e dei servizi – offrono, infatti, spunti anticipatori sull’andamento del numero di posizioni lavorative occupate nel prossimo futuro.
Il dato, dunque, riflette da un lato la fase congiunturale e dall’altro le prospettive di occupabilità. Questo perché il tasso di posti vacanti comprende il lato della domanda e delle figure professionali che servono alle imprese.
Nell’eurozona, nel secondo e nel terzo trimestre del 2014, il tasso di posti vacanti si era attestato all’1,6%, con picchi evidenziati in Germania (2,7%), in Belgio e nel Regno Unito (in entrambi i casi al 2,4%), al netto, tuttavia delle differenze di metodologia nelle rilevazioni.
Sebbene l’osservatorio di InfoJobs abbia osservato nel 2014 (su dati Nielsen) un aumento del 35% delle offerte di lavoro rispetto all’anno precedente, l’accesso al mondo del lavoro continua a mostrare ostacoli. Tanto che, verso la fine del 2014, l’Istat sottolineava come il trend del tasso di posti vacanti sia “su livelli molto bassi, a sottolineare la prolungata scarsità di posti di lavoro disponibili che sembra divenire una caratteristica strutturale”.
Di solito, durante una fase recessiva, è normale non mostrare miglioramenti in questo senso. L’andamento negativo dell’economia non incoraggia le imprese a investire e ad incrementare la produzione, che è strettamente legata all’eventuale crescita del tasso di posti vacanti. Se si riduce la produzione non si rende possibile l’apertura di nuovi posti.
Ora che l’Istat ha decretato, tecnicamente parlando, la fine della recessione nel quarto trimestre del 2014 (ma crescita zero), l’attesa è per i prossimi mesi quando (si spera) le riforme avviate e le misure del QE avranno effetto, con deprezzamento dell’euro e accresciuta competitività, sulle imprese a quel punto più favorevoli ad invertire la rotta.

(articolo pubblicato il 13 febbraio 2015 su Tgcom24)

 

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