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Lavoro: il cuneo fiscale in Italia

lavoro_impreseLa riduzione delle tasse sul lavoro potrebbe garantire l’innesco di un circolo virtuoso necessario per far ripartire definitivamente il Paese. Con tasse sul lavoro troppo incidenti sul reddito finale delle famiglie, viene meno il potere d’acquisto e quindi scendono, scendono, di conseguenza, anche i consumi e con essi la produzione e quindi l’occupazione.
In Italia, stando ad un recente studio della Commissione europea, il cuneo fiscale – ovvero, come spiega il Mef, la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal lavoratore – su un salario medio si è attestato nel 2014 al 48,2%. Quota più elevata rispetto a quella registrata nell’Unione europea e nell’Eurozona, dove in media si attesta rispettivamente al 43,4% e al 46,5%.
Proprio sulla base di tali dati e sulle ripercussioni positive che si avrebbero se il cuneo fiscale scendesse, la Commissione Ue ha consigliato all’Italia di spostare il carico fiscale dal lavoro ad altre voci, come i consumi, gli immobili e le donazioni.
Eppure, recentemente, qualcosa si è mosso. A certificarlo è la Cgia di Mestre che attraverso un’analisi dimostra come le tasse sul lavoro siano in calo.
Dai risultati dell’indagine emerge infatti, come tra il 2007 ed il 2015, il peso fiscale sul lavoro, in particolare il cuneo fiscale sui redditi più bassi, sia diminuito del 5,2% per i redditi di 20.410 euro lordi e dell’1,1% su quelli da 30.463 euro.
Il calo dell’ultimo periodo, segnala la Cgia di Mestre, in particolare è legato al bonus degli 80 euro introdotto dall’ultimo governo e dall’aumento delle detrazioni fiscali del governo Letta, misure che hanno contribuito a generare benefici di 1.707 euro per i redditi intorno ai 20 mila euro e di 982 per quelli intorno ai 30mila euro.

 

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