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Aumentano gli occupati nelle Pmi

pil_crisi_economicaLe piccole e medie imprese non hanno rappresentato un’eccezione negli anni della crisi economica. Anche loro ne hanno subìto gli effetti negativi.
A differenza delle concorrenti di maggiori dimensioni, però, durante la crisi, le piccole e medie imprese italiane – ovvero quelle con meno di 250 addetti e un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro (o con un attivo inferiore ai 43 milioni) – hanno visto aumentare la quota della forza lavoro che impiegano. Vediamo di quanto.
Secondo uno studio di Cassa depositi e prestiti, condotto con KfW Bankengruppe, Bpifrance e Instituto de Crédito Oficial e che ha passato in rassegna le pmi di Italia, Spagna, Francia e Germania; nel 2013 le piccole e medie imprese italiane impiegavano il 77,5% della forza lavoro totale contro il 72,4% del 2008. Infatti l’emorragia occupazionale – tra il 2008 e il 2013 sono andati persi oltre 2 milioni e 188 mila di posti di lavoro – ha coinvolto principalmente le imprese di grandi dimensioni. Lo studio attribuisce allo 0,2% delle realtà maggiori oltre il 42% dei posti di lavoro persi.
Tuttavia la crisi economica, che ha coinvolto tutto il tessuto imprenditoriale – dal 2008 al 2013, in Italia, il numero delle aziende si è ridotto di 637.729 unità (-42%) –, ha danneggiato notevolmente le pmi. Come? Deteriorandone le prospettive di business e rendendogli più difficile l’ottenimento di finanziamenti, sostiene il report. In Italia, infatti, lo stock di credito mancato alle piccole e medie imprese dal 2010 ad oggi è stato quantificato dall’indice Confcommercio-Cer in 97,2 miliardi di euro.
Le difficoltà della crisi non hanno imposto alle pmi scelte dolorose, come la chiusura nel peggiore dei casi, ma anche controproducenti. In tutti i Paesi esaminati dallo studio – Italia, Spagna, Francia e Germania – le pmi hanno ridotto la quota di investimenti in innovazione. Una scelta dettata dalla necessità, ma deleteria: l’innovazione rappresenta lo strumento più importante per assicurare competitività a lungo termine all’economia europea, ricorda il dossier.

 

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