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Liste, papers e rich kids of Instagram: cosa hanno in comune?

di Umberto Schiavella

yachtLa lotta all’evasione fiscale è sempre stata al centro di ogni programma elettorale. Tutte le forze politiche hanno sempre usato quest’arma per creare consenso o indignazione o addirittura per provare ad attuare quel cambiamento nel comportamento sociale che mina il fondamento della nostra società.
Ogni governo ha provato a mettere in campo diverse proposte, alcune valide, altre un po’ meno, ma l’evasione fiscale è difficile da battere, come dire, è insita nelle nostre menti, fa ormai parte della nostra coscienza collettiva, è un fenomeno pubblicamente e ufficialmente condannato, ma sempre in auge perché estremamente conveniente per quei soggetti che ne fanno uso. Addirittura, in alcune zone economicamente depresse, l’evasione fiscale è considerata una sorta di ammortizzatore sociale.
Di questi giorni lo scandalo dei Panama Papers, ma in principio fu la lista Falciani. Lista e papers, due parole che indicano il cartaceo, l’analogico, un insieme di nomi, evasori fiscali presunti tali fino a prova contraria. Giornalisti, politici, tributari, addetti ai lavori, tutti si sono buttati a capofitto per spulciare questi documenti e provare a scoperchiare il vaso di Pandora, o almeno qualcuno ci ha provato. Hervè Falciani, dipendente della banca svizzera Hsbc, nel 2008 diffuse decine di migliaia di dati riservatissimi riguardo ai segreti dei correntisti vip e potenti di tutto il mondo. La lista è vita, si diceva in un noto film. Poi è stata la volta, di recente, dei Panama Papers, milioni di documenti che hanno svelato una rete di conti segreti nei paradisi fiscali di tutto il mondo, uno su tutti proprio Panama, attraverso la creazione di società ad hoc, le cosiddette Shell companies che hanno la funzione di canalizzare le ricchezze nascondendone l’origine e la destinazione attraverso complesse strutture societarie, le famose scatole cinesi. Ma, sempre in questi giorni, un altro fenomeno è balzato agli onori della cronaca, sempre legato alla ricchezza, o meglio alla sua ostentazione, vera o presunta tale: parliamo dei Rich Kids Of Instagram. Nessuna lista, ma foto digitali pubblicate sui social network dove rampolli appartenenti alle famiglie più ricche del globo sfoggiano il loro lusso più sfrenato mostrando super car, elicotteri, ville principesche, orologi, banconote di grosso taglio, magnum di Champagne pregiatissimi e chi più ne ha ne metta, il tutto, come se non bastasse, accompagnato da sfottò rivolti ai più “miserabili”. Ma cosa ha a che fare il mondo dei social network con le liste di evasori fiscali? A prima vista niente, nessuno vuole affermare che i ragazzi che mostrano la loro ricchezza sui social siano figli di evasori fiscali ma sembra che, almeno in Inghilterra, per ora, questi profili siano “spiati” dagli agenti tributari del governo inglese. Come riportato dall’Observer, molte società di consulenza e di sicurezza inglesi stanno usando questi profili per indagare su eventuali frodi al fisco dei genitori di questi avvenenti e ricchi discendenti. In un caso è stato accertato che un uomo, per il fisco inglese nullatenente, è stato scoperto e denunciato alle autorità proprio perché suo figlio ha pubblicato una foto di uno yacht da 17,5 milioni di sterline attraccato in un porto estero, o meglio, in un paradiso fiscale. E’ il geo-tagging baby. In un altro caso le foto pubblicate su Instagram hanno permesso, sempre al governo inglese, di recuperare delle somme evase al fisco da parte di un oligarca russo travolto dal fallimento della sua banca. Il capitalista russo era convinto del fatto che, non essendo residente a Londra, non poteva e non doveva in alcun modo pagare le tasse alla Regina, ma proprio lo screening dei profili social di uno dei suoi figli poco più che trentenne, ha permesso alle autorità di recuperare il maltolto. Infatti, le foto pubblicate sui social dimostravano l’esatto contrario mostrando lui e i membri della sua famiglia vivere tranquillamente nell’agio nella capitale inglese. Altro caso altro giro sui social, un uomo inglese durante lo svolgimento delle pratiche del suo divorzio aveva dichiarato di non avere un penny, tranne poi scoprire che soldi e proprietà erano state tenute nascoste al fisco e accumulate oltreoceano. Ricchezze venute alla luce proprio grazie al monitoraggio dei post sui social dei suoi figli, il tutto sempre grazie al geo-tagging.
Succederà anche in Italia prima poi? Per ora, la notizia è di un paio di settimane fa, l’Agenzia delle Entrate potrà monitorare i nostri conti correnti, le movimentazioni, i saldi d’inizio e fine anno, la giacenza media, i depositi, gli investimenti, i dati sull’utilizzo delle carte di credito e sui bancomat, perfino il numero di accessi alle cassette di sicurezza. Il tutto sarà incrociato con i dati delle dichiarazioni dei redditi e chissà, magari qualcuno all’Ufficio delle Entrate starà facendo un pensierino anche alla possibilità di monitorare i profili dei Rich Kids Of Instagram italiani.

 

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