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Il fatturato dei servizi sostiene la ripresa

Dal settore il maggiore contributo, anche in termini di livelli occupazionali

fatturato_serviziIl fatturato dei servizi accelera nel secondo trimestre, cresciuto dell’1% rispetto al primo periodo dell’anno e ad un ritmo superiore rispetto a quanto registrato nei due trimestri precedenti. Un aumento che ha interessato diversi comparti: trasporto aereo (+3%), servizi postali e attività di corriere (+1,9%), manutenzione e riparazione autoveicoli (+1,3%), servizi di informazione e comunicazione (+0,6%) e commercio all’ingrosso (+0,2%). Non è un dato trascurabile, che quasi permette al governo di tirare un lieve sospiro di sollievo perché allontana, o almeno così potrebbe essere, il rischio di una stagnazione economica. Di solito, infatti, un miglioramento degli indici di fatturato del settore dei servizi rappresenta un importante passo in avanti in quanto anticipatore di più generali tendenze al rialzo.
La doccia gelata è giunta quando l’Istat, nel mese di agosto, ha indicato per il secondo trimestre del 2016 una crescita pari a zero, mostrando perciò tutti i limiti di una ripresa ancora fragile e paventando per quest’anno un aumento del Pil al di sotto delle attese. C’è però da considerare che proprio dai servizi si è ricavato un contributo positivo, in linea con quanto evidenziato nel recente passato.
Anche la crescita osservata nell’ultima parte dello scorso anno aveva messo in risalto l’andamento positivo dei servizi. Buone prestazioni, insomma, che hanno coinvolto il mercato del lavoro. Migliori livelli occupazionali erano stati rilevati nel 2015 in tutti i settori di attività economica (e non solo in Italia), ma è stato nei servizi che si è osservata la maggiore crescita, in taluni casi superando i valori del 2008.
A luglio l’indice Pmi composito, che monitora l’attività dei settori manifatturiero e dei servizi, ha registrato una frenata, ma quello relativo ai servizi è andato bene, salendo a 52 punti dai 51,9 di giugno (e nonostante le attese, al ribasso, degli analisti). Inoltre, nel terziario, veniva osservata una crescita dell’occupazione a ritmo sostenuto.
Eppure, già in quell’occasione, dall’indagine di Markit emergeva una visione meno ottimistica delle aziende per il resto dell’anno (conferme in questo senso sono arrivate di recente), quasi a presagire un nuovo rallentamento dell’economia.

 

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