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La sicurezza sul lavoro non è un optional

I casi mortali nel 2017 sono aumentati rispetto al 2016. E il 2018 non è cominciato nel migliore dei modi. Anzi...
di Redazione

Non c’è solo l’insicurezza sul lavoro dettata dall’instabilità o, nel peggiore dei casi, dalla precarietà. Ce n’è un tipo che si era ritenuto, sbagliando, di avere sotto controllo e che invece negli ultimi tempi è tornato a riemergere. Riguarda i morti e gli infortuni sui luoghi di lavoro, che sono aumentati nel corso del 2017. E che, già nei primi mesi del 2018, non sono stati affatto pochi.

Il 1 maggio, da alcuni anni, è un momento di riflessione su un tema fondamentale: non c’è stabilità, infatti, senza sicurezza. Stando ai numeri dell’Inail, nei primi due mesi dell’anno, le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi due mesi di quest’anno sono state 125, appena due in meno rispetto alle 127 registrate nello stesso periodo del 2017 (-1,6%). Spiega l’Inail a tale prioposito: «I dati rilevati al 28 febbraio evidenziano un decremento, rispetto al primo bimestre del 2017, solo per i casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 99 a 83 (-16,2%), mentre quelli occorsi in itinere, ovvero nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il posto di lavoro, sono aumentati da 28 a 42». I numeri di quest’anno, insomma, sarebbero in linea con quelli dell’anno precedente. Che a loro volta avevano evidenziato un incremento rispetto al 2016, per un totale di 1.029 morti sul lavoro. Ovvero un aumento di 11 sull’anno precedente.

Nonostante dieci anni fa – ad aprile, per la precisione – sia stato approvato il Testo unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (d.lgs. n. 81/2008), appare del tutto evidente come qualcosa non abbia funzionato al meglio. A partire da quei provvedimenti previsti su carta, ma non ancora attuati, che hanno provocato incertezza e confusione tra quanti responsabili della sicurezza (datori di lavoro compresi).

Negli anni della crisi economica si è osservata una lieve tendenza al ribasso, complice – probabilmente – il calo dei livelli occupazionali. L’incremento avvenuto tra il 2016 e il 2017 è derivato soprattutto dagli incidenti plurimi, quegli eventi cioè che riguardano (o hanno riguardato) almeno due lavoratori. Tipo il caso di Livorno a fine marzo, quando due operai sono morti per l’esplosione di un silos. In una recente intervista a Vita, il presidente dell’Anmil (Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), Franco Bettoni, ha osservato che «i dati dicono che oggi tre persone al giorno muoiono sul lavoro. Se a questi aggiungiamo tutti quelli che a causa delle malattie professionali muoiono nel tempo abbiamo a che fare con numeri mostruosi». Proprio l’Anmil, non a caso, aveva temo fa definito tale piaga “una guerra a bassa intensità”. Sempre l’Inail informa che nel primo periodo del 2018, a conferma delle parole di Bettoni, sono aumentate anche le denunce di malattia professionale, dopo la diminuzione del 2017. Negli anni precedenti, invece, l’aumento era stato dovuto almeno in parte dall’aggiunta delle nuove patologie tabellate in vigore dal 2008.

 

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