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L’incendio di Notre-Dame, i commenti degli esperti

C’entrano il materiale ligneo e il vento, o meglio l’ossigeno. La Procura di Parigi ha annunciato l’apertura di un’indagine per disastro colposo

di Redazione

Abbiamo ancora davanti agli occhi le immagini della cattedrale d Notre Dame di Parigi in fiamme. La guglia che crolla, il timore che da un momento all’altro possa venir giù tutto. A mettere in salvo opere d’arte e ornamenti religiosi all’interno della cattedrale parigina, visitata ogni anno da milioni di turisti, il lavoro e la competenza di vigili del fuoco – sono intervenuti tra i 400 e i 500 uomini – che sono riusciti a domare l’incendio dopo 14 ore. La Procura di Parigi ha aperto un’indagine, ma sono già stati esclusi i moventi criminali o di tipo terroristico. Resta in piedi, al contrario, l’ipotesi dell’incendio accidentale (disastro colposo), dovuto forse ai lavori di ristrutturazione – iniziati lo scorso anno e prossimi alla conclusione – sul tetto della cattedrale. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha promesso la ricostruzione della cattedrale e molti tra imprenditori e multinazionali – il gruppo Lvmh, tra gli altri – hanno annunciato donazioni per diversi milioni di euro in vista di futuri interventi, che già si preannunciano lunghi e impegnativi, considerati i tanti rifacimenti accorsi nei secoli.




L’incendio si è sviluppato poco prima delle 19 di lunedì e dopo circa un’ora è crollata la guglia alta 45 metri, costruita nell’800 a seguito, già all’epoca, di un’imponente ristrutturazione dell’intera struttura. Ma a questo punto, sono molti gli interrogativi che restano in sospeso. Per cominciare: come è potuto accadere? «È impossibile entrare nel merito dell’accaduto in dettaglio, ma dai dati disponibili e dalle immagini diffuse dai media la dinamica pare abbastanza chiara: l’incendio sarebbe partito dall’impalcatura che cinge la cattedrale per i lavori di restauro, diffondendosi sulla guglia e sul tetto che sono stati già pesantemente compromessi. Il materiale ligneo – spiega Pier Paolo Duce dell’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Sassari – è notoriamente combustibile e, rispetto a quello che viene colpito da un incendio boschivo, quello secco delle strutture della cattedrale lo è notevolmente di più». L’altro elemento di propagazione degli incendi è il vento, «o meglio l’ossigeno», e dalla dinamica della nube che si elevava sopra la cattedrale – è il parere dell’esperto – anche questo agente può aver fatto la sua parte.

«L’enorme perdita causata da questo incendio invita a riflettere sul fatto che le strutture portanti in muratura di tanti edifici monumentali, come per esempio gli archi a sesto acuto di una cattedrale gotica, spesso sorreggono coperture lignee non sempre a vista di dimensioni talvolta enormi», è invece il commento di Andrea Polastri dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Consiglio nazionale delle ricerche. «Si tratta di una scelta che infiniti esempi di longevità, come quello stesso di Notre Dame, confermano nella sua funzionalità. Purtroppo però, in caso di incendio, la disponibilità di ossigeno che le fiamme trovano in quota ne accelerano la propagazione».

«La velocità media di propagazione del fuoco sul legno – aggiunge Giovanna Bochicchio, ricercatri di Cnr-Ivalsa – è di 0,7 millimetri al minuto, ma essa dipende in misura determinante da elementi quali la specie legnosa, la massa volumica, l’umidità e altri fattori fisico-chimici. Nel caso di copertura a capriata, in particolare, la struttura reticolare fa sì che le travature vengano attaccate dalle fiamme su tutti e quattro i lati, riducendo la sezione residua e aumentando notevolmente il rischio di crolli».

(fonte: cnr.it)

 

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