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Brexit ed economia, il Regno Unito si prepara al voto

Martedì il dibattito televisivo tra Johnson e Corbyn, con quest’ultimo molto indietro nei sondaggi. Cittadini britannici chiamati alle urne il 12 dicembre

di Redazione

Con il dibattito televisivo di martedì sera, visto da sette milioni di spettatori, tra il premier britannico uscente, il conservatore Boris Johnson, e il leader laburista, Jeremy Corbyn, la campagna elettorale è entrata nel vivo. Nel Regno Unito si vota il 12 dicembre, decisione presa da Johnson a seguito di una strategia, a tratti spericolata – ma infruttuosa anche per responsabilità di Westminster, come ben sa Theresa May – e volta a ottenere la Brexit entro il 31 ottobre. Svanita la possibilità di uscire dall’Unione europea entro i termini stabiliti (e ottenuta la proroga al 31 gennaio), Johnson ha fatto rischiesta di voto anticipato con lo scopo di rafforzare la maggioranza Tory alla Camera dei Comuni, così da avere più forza contrattuale anche in sede comunitaria. L’obiettivo è far approvare l’ultima versione dell’accordo per il divorzio di Londra da Bruxelles.

Il dibattito tra i due leader politici, non a caso, ha ruotato soprattutto attorno al tema della Brexit con incursioni – principalmente per volontà di Corbyn – su altre questioni quali l’economia e la sanità. Le rilevazioni immediatamente successive al duello televisivo non hanno sancito un reale vincitore, con gli elettori conservatori che hanno attribuito la vittoria a Johnson e quelli laburisti a Corbyn. Di sicuro c’è che quest’ultimo, indietro nei sondaggi, ha la necessità di spostare l’attenzione su altri temi – perché l’uscita dall’UE stessa cambierà non poco la vita dei cittadini britannici (e non solo la loro) – a causa anche dell’ambiguità mostrata più volte sul nodo Brexit, su cui vorrebbe una nuova intesa da sottoporre a referendum.

Gli ultimi sondaggi oscillano tra i dieci e i 14 punti di vantaggio dei Tories sul Labour. Johnson, insomma, aveva tutto l’interesse a recuperare consensi sulle questioni che vedono i conservatori molto avanti. Si prenda in considerazione l’economia, appunto. Secondo YouGov i britannici considerano un governo a guida Johnson molto più in grado di gestire l’economia, così come il mercato del lavoro. Inoltre, Corbyn risulta – sempre stando agli ultimi dati YouGov – tanto più impopolare di quanto non sia Johnson (il 61% delle opinioni negative contro il 49% dell’attuale primo ministro). Stando così le cose – e al netto di qualsiasi sorpresa possa giungere dalle urne – per Johnson la scommessa non riguarderà tanto l’esito del voto, quanto il margine di distacco più o meno ampio che sarà riuscito a raccogliere. A Theresa May, in precedenza, il medesimo rischio non andò benissimo.

Alla luce delle più recenti stime Ocse, il Regno Unito ha registrato nel terzo trimestre 2019 una crescita lieve, dello 0,3%, ma sufficiente ad allontanare il pericolo recessione. Il tasso di disoccupazione a settembre è sceso al 3,8%, ma a ottobre il numero dei richiedenti un sussidio di disoccupazione è aumentato di 33 mila unità (dati Office for National Statistics). I salari medi, invece, sono cresciuti del 3,6%.

 

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