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Economia debole: Italia ultima in Europa per crescita

Nel 2020 crescerà dello 0,3% e nel 2021 si fermerà a +0,6%, stando alle stime della Commissione europea

di Redazione

Qualche segnale positivo c’è effettivamente stato in questo inizio anno (il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha ricordato proprio in queste ore che a gennaio gli indicatori mostrano «una situazione di ripresa»), ma nel complesso l’economia italiana resta debole. Le stime della Commissione europea sulle prospettive di crescita collocano l’Italia all’ultimo posto sia nel 2020 sia nel 2021, unico paese a segnare un Pil in aumento dello «zero virgola». Nello specifico: +0,3% la stima per il 2020, +0,6% per quello successivo. Germania e Francia si posizionano, per quest’anno, subito prima dell’Italia (entrambe a +1,1%), l’UE crescerà in generale dell’1,4%.

«A gennaio la produzione industriale e il Pil dovrebbero salire», ha osservato sempre Gualtieri. Stando alle stime del Centro Studi di Confindustria, la produzione industriale resta sostanzialmente stabile nella media degli ultimi due mesi. «La caduta rilevata in dicembre (-1,1%) – afferma – è stata quasi interamente annullata dal recupero di gennaio (+1%)». Tuttavia, sempre nel mese di gennaio, l’Istat informa che l’indicatore anticipatore «ha mantenuto un orientamento negativo anche se con intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti» a fronte, tra le altre cose, di un incremento registrato nella fiducia dei consumatori (mentre l’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha segnato un peggioramento), diffuso a tutte le componenti – il clima economico ha registrato la crescita più elevata – e che ha riguardato anche le attese sulla disoccupazione.

Per Confcommercio «la paventata recessione (tecnica) dell’economia italiana potrebbe essere certificata già nel primo quarto dell’anno in corso: il Pil mensile indica, infatti, in -0,4% e -0,6% le variazioni annue di gennaio e febbraio, rispettivamente». A gennaio 2020 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha evidenziato un deterioramento della domanda delle famiglie, con un calo dello 0,4% su base congiunturale, sintesi di un’analoga riduzione della domanda relativa ai servizi e di una flessione dello 0,3% per quella per i beni. In termini di media mobile a tre mesi prosegue la tendenza al ridimensionamento avviatasi nella parte finale del 2019. Sempre a gennaio, l’ICC ha mostrato, nel confronto annuo, una diminuzione dello 0,6%, «amplificando la tendenza al rallentamento già evidenziata nell’ultima parte del 2019. Il dato dell’ultimo mese è sintesi di una crescita dello 0,5% della domanda per i servizi e di una diminuzione dell’1,2% per i beni».

 

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