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Emergenza coronavirus, le nuove misure del governo

Per contrastare e contenere la diffusione del COVID-19 il presidente del Consiglio ha firmato un nuovo Dpcm che introduce ulteriori restrizioni riguardo le attività commerciali e industriali che possono rimanere aperte

di Redazione

Come già anticipato nella diretta Facebook di sabato sera, il premier Giuseppe Conte ha firmato un nuovo Dpcm che, in vigore da oggi lunedì 23 marzo, prevede la sospensione di tutte le attività produttive commerciali e industriali non specificatamente indicate. Con questa dicitura – e con l’allegato che indica i codici Ateco delle attività che possono rimanere aperte – il decreto predispone la chiusura specialmente di settori industriali che non sembrano essenziali e che causano lo spostamento per motivi di lavoro di troppe persone.

Il provvedimento, che va a completare le precedenti disposizioni, ha validità fino al 3 aprile e concede alle aziende tre giorni di tempo per organizzare la sospensione delle attività, che dovrà categoricamente avvenire entro il 25 marzo o , quando possibile, organizzarsi nella modalità di lavoro agile.

Le attività che sono escluse dalla chiusura sono 80, che in linea generale consentono sempre l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici nonché di prodotti agricoli e alimentari:

– gli studi dei professionisti, come architetti, ingegneri, avvocati e commercialisti;

– le edicole e in generale le agenzie di distribuzione giornali;

– le attività di call center e vigilanza privata;

– le attività connesse alla riparazione e alla manutenzione: di telefoni, pc, elettrodomestici e autoveicoli;

– le industrie che fabbricano prodotti farmaceutici e tutte quelle collegate che assicurano la continuità di filiere strategiche, come per esempio le attività che confezionano camici o che fabbricano prodotti in gomma e vetro, o imballaggi;

– le attività di estrazione di carbone e petrolio;

– l’industria alimentare e delle bevande;

– l’attività di trasporto di prodotti alimentari e agricoli.

Inoltre, il decreto vieta a tutte le persone qualsiasi tipo di spostamento su mezzi pubblici e privati, se non per comprovate esigenze lavorative o di salute, vietando quindi anche la concessione del precedente provvedimento di rientro presso la propria residenza. Anche questa misura entra in vigore oggi, ma per evitare una seconda ondata di spostamenti nel paese prima dell’ufficialità del decreto, già un’ordinanza – efficace fino all’entrata in vigore del decreto – congiunta dei ministri della Salute e dell’Interno ha vietato dal 22 marzo tutti gli spostamenti in comune diverso da quello in cui si trovano.

 

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