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Dall’emergenza sanitaria all’emergenza occupazionale: gli scenari

Tra i danni economici più immediati a causa della pandemia una cospicua perdita di posti di lavoro e la conseguente riduzione dei redditi. Trasporti, turismo e automotive i settori più a rischio

di Redazione

Secondo Confindustria la situazione che l’Italia sta vivendo a causa del coronavirus costerebbe al paese circa 100 miliardi al mese. Il calcolo è effettuato sulla base delle attività produttive e commerciali che devono chiudere, circa il 70% del tessuto produttivo italiano.

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha invece previsto che a livello globale il virus farà aumentare in modo preoccupante la disoccupazione, facendo rischiare la perdita di circa 25 milioni di posti di lavoro, numero addirittura superiore rispetto ai disoccupati che si registrarono con la crisi del 2008, mentre la versione più ottimistica delle stime prevede una perdita di “soli” 5,3 milioni di posti di lavoro.

Dallo studio dell’Ilo emerge che, sempre a livello globale, si avrebbe anche una riduzione dei redditi: i lavoratori in questo 2020 potrebbero perdere tra gli 860 miliardi fino a 3.400 miliardi di dollari di reddito, in particolar modo le economie occidentali perderanno circa 3.100 miliardi di guadagni. Secondo il report, se nel 2020 si prevedeva che il numero dei lavoratori poveri sarebbe diminuito di 14 milioni di unità a fronte dei 630 milioni di persone attualmente lavoratori-poveri, secondo le stime dopo questa pandemia l’obiettivo si allontanerà e tra gli 8 e i 35 milioni di persone rientreranno nella categoria.

Secondo Guy Ryder, direttore generale dell’Onu, i comparti più colpiti saranno il turismo, i trasporti e il settore dell’industria automobilistica. Infatti, anche quest’ultimo settore – che a livello globale rappresenta il 6% della produzione economica e l’8% del commercio – sta vivendo la peggiore crisi mai registrata a causa della chiusura sia della produzione che della rete di vendita, secondo Eric-Mark Huitema, direttore generale di Acea, l’Associazione europea dei produttori di automobili, potrebbero compromettere circa 14 milioni di posti di lavoro in tutta Europa.

Per quanto riguarda il turismo invece, solo in Italia, Assoturismo prevede che l’anno in corso si chiuderà con oltre 260 milioni di presenze in meno (per fare un confronto l’associazione sottolinea che questi sono i numeri registrati negli anni ’60, periodo in cui il mondo era diviso in due blocchi e i viaggi aerei non erano così frequenti). La riduzione del numero di turisti corrisponderebbe ad una perdita di oltre 29 miliardi di euro di spesa turistica.  

 

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