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Economia in affanno, le previsioni di Confindustria

«Nel 2020 un netto calo del Pil è ormai inevitabile», previsto a -6% «sotto l’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini a maggio»

di Redazione

Per il Centro Studi Confindustria l’emergenza sanitaria si è già trasformata in emergenza economica («economia italiana colpita al cuore»). Si tratta di uno shock congiunto di offerta e di domanda, spiega il CSC: al progressivo blocco, temporaneo, ma prolungato, di molte attività economiche sul territorio nazionale, necessario per arginare l’epidemia, si è associato un crollo della domanda di beni e servizi, sia dall’interno che dall’estero.

Pure ipotizzando una ripresa piena delle attività nel settore manifatturiero alla fine di giugno, la caduta del Pil è stimata nel trimestre rispetto a fine 2019 è attorno al 10%. In sostanza, viene spiegato, «nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, in una direzione compatibile con questo scenario dell’offerta, le previsioni economiche qui presentate andrebbero riviste al ribasso. Nel 2020 un netto calo del Pil è comunque ormai inevitabile», previsto a -6%, sotto l’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini appunto a maggio. Si tratta di un crollo superiore a quello del 2009: «Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di Prodotto interno lordo dell’ordine di almeno lo 0,75%».

«I consumi delle famiglie, nella prima metà del 2020 – prosegue il Centro Studi Confindustria –, risentiranno delle conseguenze dell’impossibilità di realizzare acquisti fuori casa, ad esclusione di alimentari e prodotti farmaceutici. Il totale della spesa privata risulterà decisamente inferiore rispetto a quello dell’anno scorso (-6,8%). Al suo interno si determinerà una sostanziale ricomposizione del paniere, a sfavore di vari capitoli di spesa, quali l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione».

«Gli investimenti delle imprese sono la componente del Pil più colpita nel 2020 (-10,6%). Calo della domanda, aumento dell’incertezza, riduzione del credito, chiusure forzate dell’attività: in questo contesto è proibitivo per un’azienda realizzare nuovi progetti produttivi, visto che la stessa prosecuzione dell’attività corrente è compromessa o a forte rischio, come mostra la caduta della produzione industriale. Gli investimenti privati, perciò, crolleranno nella prima metà di quest’anno».

«L’export dell’Italia non viene risparmiato dal calo generale dell’attività economica (-5,1% nel 2020). L’attesa di una riduzione delle vendite estere è dovuta a quella prevista negli scambi mondiali e, soprattutto, nelle filiere di produzione nei paesi europei, a causa della pandemia che ha colpito tutto il mondo, o quasi. Poiché il calo dell’attività sarà particolarmente forte nei principali mercati di destinazione dei prodotti italiani e i nostri esportatori saranno più penalizzati da difficoltà produttive e logistiche, l’export è atteso cadere più della media mondiale. Peraltro, i rischi sono qui fortemente al ribasso, perché un blocco dell’attività più lungo e diffuso a livello internazionale potrebbe portare a un crollo del commercio mondiale comparabile a quello del 2009. Inoltre, concorrenti esteri potrebbero approfittare delle attuali difficoltà della manifattura italiana per sottrarre quote di mercato».

 

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