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I lavoratori autonomi in Europa

Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’incidenza maggiore si registra proprio in Italia. Da un lato un fattore che indica lo spirito imprenditoriale del paese, ma  dall’altro sono gli occupati economicamente più colpiti dalla crisi economica e sanitaria

di Redazione

Secondo i dati dell’Eurostat sui lavoratori autonomi per regione nel 2018, il lavoro autonomo interessa circa un occupato su sette, il 14%, di età compresa tra i 20 e i 64 anni, corrispondenti in valore assoluto a 26 milioni di persone in tutta l’Unione europea a 27 Stati. La regione con la percentuale maggiore di lavoratori autonomi è la Grecia del Sud dove il 42% degli occupati è classificabile come lavoratore autonomo e più in generale nel paese 11 regioni su 13 registrano un’incidenza superiore al 31%. I tassi più bassi si registrano invece in alcune regioni della Romania, dell’Ungheria e della Svezia, paese dove in media meno del 7,5% dei lavoratori sono autonomi

In termini assoluti è però l’Italia a detenere il numero maggiore di lavoratori autonomi, secondo l’Eurostat poco più di 4,6 milioni di persone a fronte del milione registrato in tutta la Grecia, e nello specifico tutte le regioni italiane risultano avere una percentuale di autonomi maggiore del 17,5%. Tra le principali economie europee, la Germania conta circa 3 milioni e mezzo di autonomi e Francia e Spagna si fermano a quota 2 milioni e 900 mila.

Come sottolinea anche l’Eurostat un alto tasso di lavoratori autonomi può essere un fattore che indica lo spirito imprenditoriale del paese, ma  potrebbero essere anche gli occupati economicamente più colpiti dalla crisi conseguente al coronavirus.

L’Italia per far fronte ai problemi economici e alla chiusura delle attività di molti lavoratori autonomi ha stanziati nel decreto Cura Italia un bonus di 600 euro per il mese di marzo, erogati dall’Inps a cui presentare la richiesta.

Per quanto riguarda gli altri paesi europei, in Germania il governo ha previsto 50 miliardi in sovvenzioni per i lavoratori autonomi, i liberi professionisti e i microimprenditori erogati tramite sussidi fino a 9 mila euro in tre mesi. Inoltre, è possibile usufruire di aiuti dallo stato federale in cui si risiede, per esempio a Berlino sono previsti sussidi fino ad un massimo di 5 mila euro dimostrando che i problemi economici sono legati all’emergenza coronavirus.

In Regno Unito, dove le scadenze fiscali sono state già rinviate di sei mesi, i lavoratori autonomi saranno rimborsati per l’80% delle perdite subite fino ad un massimo di 2.500 sterline al mese, circa 2.800 euro, che arriveranno in un’unica rata prevista per giugno. 

In Spagna, invece, il governo ha concesso una sospensione temporanea del pagamento dei mutui sulla prima casa di lavoratori dipendenti e autonomi che si trovano in situazione di difficoltà a causa del coronavirus, inoltre per i lavoratori autonomi ha anche rinviato di sei mesi il pagamento della quota degli autonomi, per la previdenza e l’assicurazione sanitaria. Per i piccoli imprenditori che si trovano in difficoltà a causa del virus è invece possibile accedere in modo più semplice all’Erte, una sorta di cassa integrazione italiana che permette alle imprese di sospendere i contratti di lavoro dei dipendenti che ricevono un sussidio di disoccupazione dallo stato.

Mentre in Francia è stato istituito un fondo di solidarietà per le microimprese e i lavoratori autonomi che a causa dell’emergenza coronavirus hanno perso nel marzo del 2020 il 70% del loro fatturato rispetto al 2019 o che sono state costrette a chiudere per le misure di contenimento.

 

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