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Cosa sta accadendo con il prezzo del petrolio

Per la prima volta nella storia, è sceso ieri sotto zero (in risalita nella mattinata di martedì 21 aprile, poi di nuovo su territorio negativo). Ma cosa vuol dire e quali sono gli effetti attesi?

di Redazione

Che a causa dell’emergenza sanitaria globale ne avremmo viste diverse, era cosa da mettere in conto. E infatti, nella giornata di lunedì 20 aprile, è accaduto che per la prima volta nella storia il prezzo del petrolio è sceso sotto zero. Nello specifico il prezzo del greggio Wti (vale a dire quello estratto negli Stati Uniti) è calato più di 50 dollari nel mercato americano, arrivando a -37 dollari al barile. Significa, in altre parole, che i produttori preferiscono pagare loro pur di liberarsi delle scorte. Questo, probabilmente, perché costerebbe loro di più chiudere del tutto l’attività oppure immagazzinare le scorte da qualche parte.

Ma in pratica cosa significa? Per il momento non molto, almeno per il mercato europeo, dove il Brent (il nostro valore di riferimento, per così dire) è sì diminuito, ma resta sopra i 20 dollari al barile. Nella mattinata di oggi a New York, il Wti (West Texas Intermediate) si è scambiato a 1,40 dollari, segnando una risalita del 39% rispetto alla chiusura di ieri (per poi tornare in territorio negativo successivamente). È al tempo stesso doveroso chiarire che sono al tempo stesso numeri “virtuali” in quanto relativi ai mercati finanziari, legati cioè ai contratti di fornitura in scadenza a maggio. Le cose potrebbero migliorare già nei mesi successivi grazie al recente accordo raggiunto dai paesi Opec e la Russia per la riduzione della produzione del 10%, volta a favorire una maggiore stabilità dei prezzi. In altre parole quello che sta succedendo in queste ore – visti i consumi fermi ovunque per via dell’emergenza coronavirus – è che l’offerta supera di gran lunga la domanda, una circostanza che si era già verificata in altre occasioni negli anni della crisi economica e finanziaria mondiale, ma che si è ora aggravata come non mai a causa della pandemia.

Viene da sé che ad oggi il problema sia maggiormente grave negli Stati Uniti, che di recente hanno quasi raggiunto l’indipendenza energetica. Non si può escludere, di conseguenza, che se le condizioni attuali dovessero protrarsi a lungo (il calo economico generale interesserà molti paesi colpiti dalla pandemia, del resto i rischi legati al virus non svaniranno automaticamente con l’allentamento delle misure restrittive adottate nel mondo), anche gli Stati Uniti dovranno adeguarsi ad una diminuzione dei livelli produttivi. Tuttavia qualche lieve effetto potremo misurarlo anche in Europa, durante il rifornimento di benzina e gasolio (senza però dimenticare che in Italia il costo dei carburanti è determinato perlopiù da tasse, le accise – la voce principale – e l’Iva).

 

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