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Verso il rientro a scuola, ma nel mondo l’istruzione è a rischio per milioni di bambini

La carenza di vaccini, ma anche la crisi climatica, gli sfollamenti e gli attacchi alle scuole sono ostacoli ad un’istruzione adeguata. In Italia molti edifici ancora non sono accessibili

di Redazione

Proprio mentre si discute di rientro a scuola, con il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, che nella giornata di martedì 7 settembre ha illustrato il piano per la ripresa dell’anno scolastico in funzione anti-Covid, un’analisi di Save The Children mette in luce come nel mondo siano milioni i bambini che rischiano di non tornare tra i banchi. Ci sono paesi, infatti, in cui l’istruzione è ad altissimo rischio e naturalmente non è la pandemia di coronavirus, non ancora debellata, l’unica causa, per quanto si sia rivelata un ulteriore ostacolo. 

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Nello specifico, sostiene l’organizzazione nel rapporto Build Forward Better, la stima dei bambini che rischiano di non fare ritorno a scuola, si aggira attorno ai 10-16 milioni. Sono conseguenze economiche della pandemia, ma c’è da considerare che già prima della crisi sanitaria 258 milioni di bambini in tutto il mondo, cioè un sesto della popolazione totale in età scolare, non avevano accesso all’istruzione.

Tra i fattori di rischio per l’accesso all’istruzione vanno considerati la crisi climatica, la carenza di vaccini contro il Covid, gli sfollamenti e gli attacchi alle scuole in alcuni paesi e la mancanza di connessione digitale. In 48 paesi, in particolare, l’educazione è ad altissimo rischio. Alcuni scogli riguardano anche l’Italia, che durante la pandemia ha messo in luce le proprie carenze a fronte di un ricorso necessario alla didattica a distanza, che però ha contribuito a fare emergere una grave perdita di apprendimento, con una “dispersione implicita” che sale di 2,5 punti nella media nazionale, con importanti disparità territoriali e una drammatica ricaduta sul Mezzogiorno. 

Restando in Italia, un altro elemento salta agli occhi nelle ultime ore. Stando all’aggiornamento annuale del sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile dei territori, appena 32,6 edifici scolastici ogni 100 (media nazionale) risultano essere nel nostro paese completamente privi di barriere fisiche e dunque accessibili a chiunque, comprese le persone con disabilità. L’indicatore sulle scuole accessibili, spiega l’Istat, è calcolato per tutte le scuole, da quelle dell’infanzia fino alle secondarie di secondo grado, e fornisce una stima completa sull’assenza di barriere fisico-strutturali che limitano la fruizione. 

Insomma, meno di una scuola su tre possiede ascensori, bagni, porte e scale a norma, e dispone, nel caso sia necessario, di rampe esterne e/o servoscala. Le differenze territoriali sono ampie, nonostante l’accessibilità degli edifici scolastici sia regolata da disposizioni legislative che tutelano il diritto all’istruzione e all’inclusione sociale. Nel Nord la quota di scuole accessibili sfiora il 38% contro il 27,4% del Mezzogiorno. Tra le province, il valore più alto si riscontra ad Aosta (63,2%), il minimo ad Agrigento (18%). Le scuole accessibili sono circa la metà del totale nelle province di Bergamo, Macerata, Cremona e Rieti. Quasi tutte le province del Nord superano o approssimano la media nazionale ad eccezione di Belluno (22%), Trieste (21,1%) e Piacenza (26,8%) per il Nord-est, e di Verbano-Cusio-Ossola (21,9%), Genova (22,4%), Imperia (23,3%) e La Spezia (19,9) per il Nord-ovest. 

La penalizzazione del Mezzogiorno è netta. Nel gruppo delle 15 province più svantaggiate, dove meno di una scuola su quattro è totalmente accessibile, se ne contano 10 del Sud e delle Isole. Si osservano anche differenze significative tra le province di una stessa regione, come ad esempio tra Udine (45,3) e Trieste (21,1) in Friuli Venezia Giulia o tra Macerata (52,4) e Pesaro e Urbino (28,8) nelle Marche.

 

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