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L’Italia accelera nel 2021, ma la ripresa mondiale rimane incerta

Secondo le stime Ocse il Pil globale salirà del 5,7% quest’anno, anche se restano divari di produzione e occupazione in molti paesi

di Redazione

Previsioni di crescita in miglioramento per l’anno in corso, meno robuste invece per il 2022. È quanto emerge dalle stime Ocse contenute nell’Interim Economic Outlook, secondo cui il Pil italiano atteso per il 2021 crescerà del 5,9% (in rialzo dal 4,5% stimato a maggio). La crescita nel 2022 sarà invece del 4,1%, una stima tuttavia inferiore di 0,3 punti rispetto alle precedenti previsioni.  

La crescita dell’Eurozona, invece, sarà del 5,3% nel 2021 e del 4,6% nel 2022. Dopo aver registrato una flessione del 4,9% nel 2020, il Pil della Germania dovrebbe crescere del 2,9% quest’anno e del 4,6% nel 2022. La Francia, che aveva visto scendere la propria crescita dell’8% nel 2020, nel 2021 dovrebbe attestarsi a +6,3% e a +4% il prossimo anno. Allo stesso modo la Spagna, dopo il -10,8% del 2020, dovrebbe ora registrare un incremento del 6,8%,mentre sarà del 6,6% e nel 2022.

Il Pil mondiale, afferma l’Ocse, dovrebbe crescere del 5,7% nel 2021 e del 4,5% nel 2022. Eppure permane un clima di incertezza, in alcuni casi dipendente ancora dalla situazione pandemica. «Il Pil globale – scrive l’organismo internazionale con sede a Parigi – ha ora superato il livello pre-pandemia, ma permangono divari di produzione e occupazione in molti paesi, in particolare nei mercati emergenti e nelle economie in via di sviluppo, dove i livelli di vaccinazione sono bassi».

In generale si può affermare che la crescita economica nel mondo è aumentata quest’anno grazie al sostegno pubblico, oltre che alla diffusione di vaccini efficaci che hanno frenato la diffusione dei contagi o almeno mitigato gli effetti della pandemia, garantendo il graduale riavvio delle attività economiche, in particolare nei settori dei servizi. Emergono però differenze tra Stati Uniti – dove la produzione ha ripreso il suo livello pre-pandemia – e l’Europa, dove l’intervento pubblico ha ampiamente preservato l’occupazione. Quest’ultima, nel primo caso, resta «al di sotto di quello che era prima della crisi», mentre nel secondo «la produzione e il totale delle ore lavorate non sono ancora del tutto recuperate».

 

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