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L’economia sommersa vale 202,9 miliardi di euro

Ma nel 2019 si rileva anche una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente, confermando l’andamento in calo degli ultimi cinque anni

di Redazione

Nel 2019 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a 202,9 miliardi di euro, con una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente (quando era di 208,2 miliardi di euro) in controtendenza rispetto all’andamento del valore aggiunto, cresciuto dell’1,3%. L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è di conseguenza ridotta di 0,5 punti percentuali, portandosi all’11,3% dall’11,8% del 2018.

Quasi tutte le componenti dell’economia non osservata hanno evidenziato una contrazione: il valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione è diminuito di 3,8 miliardi di euro rispetto al 2018, quello generato dall’impiego di lavoro irregolare di 1,2 miliardi, mentre le altre componenti hanno registrato una riduzione di 0,5 miliardi. L’economia illegale ha invece segnato un aumento, pur se molto contenuto, rispetto all’anno precedente (+174 milioni). Nel confronto con il 2018 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti: a una riduzione della quota ascrivibile alla sotto-dichiarazione (dal 45,1% al 44,5%) corrisponde un incremento di quella connessa al lavoro irregolare (dal 37,5% al 37,9%) e all’economia illegale (dal 9,2% al 9,6%). Stabile invece il contributo delle altre componenti del sommerso (8,1%). 

Cosa si intende, esattamente, per “economia non osservata”? Come spiega l’Istat, l’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta ponendo particolari problemi di misurazione. Essa comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e quella illegale. Le principali componenti dell’economia sommersa sono costituite dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) o generato mediante l’utilizzo di lavoro irregolare. Ad esso si aggiunge il valore dei fitti in nero, delle mance e una quota che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda. Quest’ultima integrazione contiene, in proporzione non identificabile, effetti collegabili a elementi di carattere puramente statistico e componenti del sommerso non completamente colte attraverso le consuete procedure di stima. L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. Le attività illegali incluse nel Pil dei paesi dell’Unione europea sono la produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di sigarette.

Economia sommersa in calo negli ultimi cinque anni

Nel 2019, rileva ancora l’Istat, la quota di sommerso sul totale del valore aggiunto generato dal sistema economico si attesta all’11,4%, in riduzione di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Anche se tutte le componenti subiscono una contrazione, è la sotto-dichiarazione del valore aggiunto che mostra la flessione più marcata, passando dall’incidenza del 5,9% riscontrata nel 2018 a una del 5,6%. Si conferma così la tendenza alla riduzione del fenomeno in atto da alcuni anni. Infatti, dopo il picco raggiunto nel 2014, quando l’impatto del sommerso sul valore aggiunto era del 13,4%, si è registrato un trend in riduzione che ha portato a una contrazione dell’impatto di due punti percentuali nei cinque anni, pari a poco più di 12 miliardi di euro.

 

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