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Come si informano gli italiani nell’era dei social media

I telegiornali restano le fonti preferite, ma al secondo posto c’è Facebook. E in 4,5 milioni si informano solo online

di Redazione

I telegiornali restano i preferiti dagli italiani, che si affidano per informarsi ai canali se vogliamo più tradizionali. Così, anche durante i giorni dell’emergenza sanitaria, i telegiornali hanno mantenuto la posizione di vertice tra le fonti informative per il 60,1% degli italiani. In particolare, dice il Censis nell’ultimo Rapporto sulla situazione sociale del paese, sono un riferimento indiscusso per i 65-80enni (73,2%), ma anche per il 42,3% dei 14-29enni. Al secondo posto c’è Facebook, utilizzato dal 30,1% degli italiani. Poi i motori di ricerca come Google, che hanno attratto il 22,9% degli utenti per informarsi. Le tv all news (quarta fonte di informazione nel 2021 con il 22,5%) sono cresciute del 2,9%. I quotidiani cartacei registrano l’11,7% di utenza a scopi informativi (-5,8% rispetto al 2019) e i quotidiani online hanno incrementato la loro utenza al 12,5% (+1,1%).

Photo by camilo jimenez on Unsplash

Inoltre, dall’Osservatorio permanente Censis-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia, emerge come, oltre a Facebook, il 12,6% della popolazione acceda alle informazioni su YouTube (la quota è del 18% tra i giovani) e il 3% su Twitter (5% tra i più giovani). In generale i social sono utilizzati in combinandoli con altre fonti informative, ma circa quattro milioni e mezzo di italiani si informano solo sulle piattaforme digitali, con tutti i rischi connessi all’alterazione della verità che si possono immaginare, già oggetto di studio negli ultimi anni.

Sono anni in cui le opinioni degli esperti sull’andamento della pandemia sono ai primi posti dei dibattiti in tv e sui giornali. Una ribalta mediatica che è positivo per oltre la metà degli italiani (54,2%) «perché sono stati indispensabili per avere indicazioni sui comportamenti corretti da adottare (15,5%) o perché sono stati utili per comprendere quello che accadeva (38,7%)». I giudizi sono invece negativi per il 45,8%: in quanto virologi ed epidemiologi sono stati inutili e hanno creato confusione e disorientamento (34,4%) o sono stati addirittura dannosi, perché hanno provocato allarme (11,4%).
Ovviamente c’è anche da considerare, come del resto osserva lo stesso Censis, che durante l’emergenza sanitaria, a più di un italiano su due le tecnologie digitali hanno consentito di provvedere alle proprie necessità (58,6%), di mantenere le relazioni sociali (55,3%) e di continuare a lavorare o studiare (55,2%). Ma il livello di istruzione rappresenta ancora un fattore di filtro, una circostanza che crea atteggiamenti e risposte differenti in alcune pratiche, dall’utilizzo online del proprio conto corrente alla condivisione di notizie talvolta di dubbia provenienza.

 

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