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La guerra in Ucraina mette a rischio la crescita mondiale

Secondo l’Ocse possibili effetti duraturi sui mercati energetici e finanziari potrebbero costare un punto percentuale in un anno

di Redazione

La guerra in Ucraina potrebbe tagliare la crescita mondiale di un punto percentuale in un anno, afferma l’Ocse. Questo, insomma, sarebbe l’impatto, potenziale, che il conflitto in corso tra Russia e Ucraina potrebbe avere a livello mondiale. Secondo l’organismo con sede a Parigi, la guerra rischia potrà costare un punto di crescita se gli effetti sui mercati energetici e finanziari dovessero rivelarsi duraturi. Tale scenario potrebbe far aumentare l’inflazione di 2,5 punti supplementari. L’Europa, dunque, sarebbe l’area più colpita dalle conseguenze economiche dell’invasione russa proprio a causa dei legami economici ed energetici con Mosca, in particolare, nei paesi frontalieri di Russia e Ucraina.

Nel report di valutazione delle implicazioni della guerra in Ucraina, l’Ocse scrive perciò che «la portata dell’impatto economico del conflitto è molto incerta e dipenderà in parte dalla durata della guerra e dalle risposte politiche, ma è chiaro che la guerra risulterà in un sostanziale freno a breve termine sulla crescita globale e in pressioni inflazionistiche significativamente più forti». Inoltre, aggiunge, «di fronte a un nuovo shock negativo di durata e portata incerte, la politica monetaria dovrebbe rimanere concentrata sull’assicurare aspettative di inflazione ben ancorate. La maggior parte delle banche centrali dovrebbe continuare con i loro piani prebellici, con l’eccezione delle economie più colpite, dove una pausa potrebbe essere necessaria per valutare appieno le conseguenze della crisi».

Quale soluzione, dunque? Per l’Ocse è importante «ridurre al minimo la dipendenza dalla Russia per le importazioni di energia»: «I responsabili politici dovrebbero riconsiderare l’adeguatezza della progettazione del mercato al fine di garantire la sicurezza energetica e mettere in atto incentivi per assicurare la transizione verde in un modo pubblicamente sostenuta pubblicamente». Nel breve termine, inoltre, «molti governi dovranno attutire il colpo dell’aumento dei prezzi dell’energia, diversificare fonti di energia e aumentare l’efficienza dove possibile». Ciò non vuol dire che un’operazione del genere non presenti rischi, soprattutto all’inizio. Il potenziale rischio economico cui l’Ocse fa riferimento è però «difficile da quantificare» e «potrebbe essere brusco date le limitate possibilità di sostituire forniture dai mercati mondiali nel breve termine e i bassi livelli di riserve di gas».

C’è poi un ulteriore capitolo da considerare: la spesa per l’assistenza sociale e abitativa, fornitura di cibo, assistenza medica, assistenza ai bambini e istruzione che riguarderà l’accoglienza nei riguardi dei rifugiati. «È in corso il più rapido flusso di rifugiati in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale, spiega l’Ocse a tale proposito. Secondo i dati, sono già circa tre milioni di persone quelle fuggite dall’Ucraina nelle prime tre settimane di guerra e «il costo umanitario della guerra è alto e crescente». Tuttavia è difficile prevedere a quanto ammonterà «a causa dell’incertezza sul numero di rifugiati, la durata del loro soggiorno e la spesa per rifugiato». 

 

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