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Guerra in Ucraina, gli scenari per l’economia italiana

Confindustria ha formulato stime sulla crescita del PIL italiano sulla base di tre ipotesi riguardanti la durata del conflitto

di Redazione

Come annunciato la scorsa settimana, l’Istat ha rivisto la crescita del PIL nominale del 2021 alla luce degli effetti dei «dati di importazione in valore del gas naturale allo stato gassoso per i mesi da luglio a dicembre 2021», portandola dal +7,5% al +7,2%. Effetti che influenzeranno anche la crescita dell’anno in corso, con Confindustria che, a seconda di come si evolverà il conflitto in Ucraina, avanza tre ipotesi.

La migliore delle tre, che prende in considerazione la fine della guerra a partire più o meno da luglio, con un allentamento delle tensioni e una riduzione dell’incertezza, vedrebbe il Prodotto interno lordo italiano aumentare dell’1,9%, ben 2,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di ottobre. Una variazione positiva che secondo l’associazione di categoria sarebbe interamente dovuto ad un effetto trascinamento della crescita acquisita a fine d 2021, pari al +2,3%.

In questo caso i consumi delle famiglie residenti aumenterebbero dell’1,7% sul 2021 (quando sono cresciuti del 5,2%), gli investimenti del 4,5% (+17% nel 2021) e le esportazioni del 2,8% (contro il +13,3%), mentre l’inflazione si attesterebbe al 6,1% (dall’1,9%). Ulteriore rallentamento interesserebbe il 2023, con il PIL in crescita dell’1,6%, i consumi del 2,1%, gli investimenti del 3,2% e le esportazioni del 4,2%. L’inflazione è vista in notevole calo, al 2%.

Il secondo scenario, che prevede un’estensione del conflitto a tutto il 2022, segnala invece un impatto aggiuntivo sul PIL italiano del 2022 di -0,3 punti percentuali e di -0,6 punti su quello del 2023, mentre il terzo, che prende in considerazione una durata del conflitto a tutto il 2023, comporterebbe un ulteriore impatto sul PIL di -0,4 punti per il 2022 e di -1,7% per l’anno a seguire.

 

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