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Il benessere economico degli italiani nel 2021

Durante lo scorso anno il reddito disponibile delle famiglie ha registrato una ripresa, rimanendo però al di sotto dei livelli pre pandemici. La povertà assoluta è rimasta stabile, peggiorando però nel Mezzogiorno, e la quota di famiglie che hanno lamentato un peggioramento della propria situazione economica è aumentato. Questo, in sintesi, è quanto emerge dal Rapporto BES presentato oggi dall’Istat.

di Redazione

Nel 2021, il reddito disponibile delle famiglie e il potere d’acquisto hanno segnato una ripresa, pur restando
al di sotto dei livelli precedenti la crisi. La crescita sostenuta dei consumi finali ha generato una flessione
della propensione al risparmio che, tuttavia, non è tornata ai valori pre-pandemia. È quanto si legge nel capitolo dedicato al Benessere economico degli italiani contenuto nell’ultimo Rapporto BES dell’Istat.

Nel 2021, pur in uno scenario economico mutato, la povertà assoluta si mantiene stabile, riguardando più di
5 milioni 500mila individui (9,4%). Il Nord recupera parzialmente il forte incremento nella povertà assoluta
osservato nel primo anno di pandemia, anche se non torna ai livelli osservati nel 2019 (6,8%, 9,3% e 8,2%
rispettivamente nel 2019, 2020 e 2021). Nel Mezzogiorno, invece, le persone povere sono in crescita di quasi
196mila unità e si confermano incidenze di povertà più elevate e in aumento, arrivando al 12,1% per gli
individui (era l’11,1% nel 2020). Infine, il Centro presenta il valore più basso, sebbene anche in questa area
del Paese l’incidenza aumenti tra gli individui passando da 6,6% nel 2020 a 7,3% nel 2021.

Il totale dei minori in povertà assoluta nel 2021 è pari a 1 milione e 384mila: l’incidenza si conferma elevata,
al 14,2%, stabile rispetto al 2020, ma maggiore di quasi tre punti percentuali rispetto al 2019, quando era
pari all’11,4%.

Nonostante il quadro in ripresa, il perdurare dell’emergenza sanitaria ha determinato nel 2021 un ulteriore
incremento della quota di famiglie che dichiarano di aver visto peggiorare la propria situazione economica
rispetto all’anno precedente: dal 29,0% del 2020 si arriva al 30,6% nel 2021, quasi cinque punti percentuali
in più rispetto al 2019 (25,8%). L’aumento si riscontra in tutte e tre le ripartizioni geografiche, tuttavia nel
Centro e, soprattutto, nel Nord l’incremento più elevato si attesta nel primo anno di pandemia, mentre nel
Mezzogiorno soprattutto nel secondo anno.

Nel primo anno di pandemia gli indicatori non monetari che descrivono le condizioni di vita delle famiglie
hanno registrato segnali di peggioramento, sebbene la grave deprivazione materiale riguardi una quota
inferiore di individui rispetto al 2019.

La percentuale di coloro che vivono in famiglie dove gli individui hanno lavorato per meno del 20% del proprio
potenziale è stata dell’11%, in crescita rispetto al 10% del 2019. Inoltre, una quota pari al 9% di persone ha
dichiarato di arrivare a fine mese con grande difficoltà (in aumento rispetto al 2019 quando era pari all’8,2%).
Anche gli individui che vivono in famiglie con una situazione di grave deprivazione abitativa crescono dal
2019 al 2020, passando dal 5,0% al 6,1%. Risulta invece stabile il rischio di povertà (20,0% degli individui
da 20,1% nel 2019).

 

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