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Francia: la sfida delle legislative per Macron

Con la vittoria al ballottaggio, il presidente francese si è assicurato la permanenza all’Eliseo per altri cinque anni. Ma stavolta l’affermazione a giugno per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale appare meno scontata

di Redazione

Con la vittoria al ballottaggio di domenica 24 aprile 2022, il presidente francese Emmanuel Macron si è assicurato la permanenza di altri cinque anni all’Eliseo. Ma la vera sfida per lui sarà quella di giugno, quando a doppio turno – il 12 e il 19 giugno – si terranno le elezioni legislative per rinnovare l’Assemblea Nazionale

Di Mbzt – Opera propria, CC BY 3.0Collegamento

Perché è importante

In linea generale i poteri dell’inquilino dell’Eliseo sono piuttosto ampi, ma possono di fatto risultare alquanto limitati se la maggioranza dell’Assemblea Nazionale, il parlamento francese, non sostiene, appunto, il presidente in carica, mettendo di fatto un freno se non proprio compromettendo la sua agenda politica. A giugno si voterà per rinnovare gli oltre 500 seggi (577, per la precisione) e stavolta, data la complessa situazione politica francese, un’affermazione netta del suo partito La République En Marche è meno scontata rispetto al 2017. Nei prossimi giorni, come da prassi, il premier Jean Castex si dimetterà in attesa delle legislative.

Quali scenari

Chiaramente i partiti della destra, soprattutto il Rassemblement National di Marine Le Pen, proveranno a ottenere il numero più elevato di seggi possibile così da assicurarsi un’incisiva opposizione all’agenda Macron. Ma è a sinistra che si registra il maggior fermento. Il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, punta ad essere «eletto primo ministro», mirando cioè ad ottenere la maggioranza parlamentare. Questo il suo appello subito dopo la vittoria di Macron al ballottaggio con Le Pen (Mélenchon aveva invitato il suo elettorato a non schierarsi a favore della leader del Rassemblement National pur non sostenendo apertamente, tutt’altro, Macron), un quadro che aprirebbe le porte della “coabitazione”, rappresentando, nell’eventualità, una grana di non poco conto per il presidente. L’ultima volta che è accaduto è stato nel periodo 1997-2002, quando il presidente era Jacques Chirac (centrodestra) e il premier Lionel Jospin del Partito socialista.

 

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