“Appunti di un giovane chef nero” di Kwame Onwuachi, il memoir del vincitore del James Beard Award inaugura la nuova collana Confit di NR edizioni. Disponibile dal 5 maggio | T-Mag | il magazine di Tecnè

“Appunti di un giovane chef nero” di Kwame Onwuachi, il memoir del vincitore del James Beard Award inaugura la nuova collana Confit di NR edizioni. Disponibile dal 5 maggio

NR edizioni, casa editrice indipendente di nonfiction, pubblica “Appunti di un giovane chef nero”, il memoir di Kwame Onwuachi, vincitore del James Beard Award. Il titolo inaugura la nuova collana Confit. Sarà nelle librerie dal 5 maggio e si può già preordinare sul Bookshop della casa editrice e sui vari store online. La traduzione è curata da Gabriele Rosso, editor e giornalista.
Acclamatissimo dalla critica e bestseller negli Stati Uniti, Appunti di un giovane chef nero si inserisce nella tradizione ereditata da quel Kitchen Confidential che ha consacrato Anthony Bourdain, e diventerà anche un film, in cui il personaggio di Onwuachi sarà interpretato dall’attore Lakeith Stanfield (SelmaGet OutJudas and the Black Messiah).

Il libro

Prima di compiere ventisette anni, Kwame Onwuachi, vincitore del James Beard Award come miglior chef emergente nel 2019, aveva già aperto — e chiuso — uno dei più chiacchierati ristoranti d’America, oltre ad aver avviato la propria attività di catering con i ventimila dollari guadagnati vendendo caramelle in metropolitana. Onwuachi condivide la straordinaria storia della sua formazione culinaria in un libro che intreccia temi sociali e cultura gastronomica, razzismo e riflessione sulle radici della cucina nera.

Figlio di un padre violento e di una madre cuoca, Onwuachi è cresciuto nel Bronx, dove ha conosciuto la realtà delle gang e lo spaccio di droga. Da adolescente, viene spedito a vivere per quasi due anni con l’anziano nonno in un remoto villaggio della Nigeria per “imparare il rispetto” e conoscere le origini della sua famiglia e le storie dei suoi antenati. Un’esperienza che però, una volta tornato negli Stati Uniti, non è stata sufficiente a tenerlo lontano dal denaro facile e dalla strada. Le difficoltà incontrate durante il college lo segnano a fondo, portandolo a un soffio dal baratro. Ma è l’amore per il cibo e la cucina a salvare Kwame, che inizia la sua gavetta dal fondo, come chef a bordo di una nave di bonifica durante il disastro ambientale della Deepwater Horizon, prima di studiare nella principale scuola americana del settore (Culinary Institute of America), e facendo poi esperienza nei migliori ristoranti di New York, come il Per Se e l’Eleven Madison Park, entrambi tre stelle Michelin, fino alla partecipazione come concorrente a Top Chef.

Da giovane chef, è costretto a confrontarsi con il mondo dell’alta cucina e comprende quanto possa essere inospitale per le persone di colore. Apre il suo primo ristorante, lo Shaw Bijou a Washington, dopo anni di preparativi, ma è costretto a interrompere il sogno dopo pochi mesi. Quella di Kwame Onwuachi è una storia che affonda le radici nella black culture, potente e brutalmente onesta su cosa significa inseguire la propria ambizione, anche quando il mondo ti concede meno opportunità degli altri.

L’autore

Nato a Long Island, Kwame Onwuachi è cresciuto tra New York, la Nigeria e la Lousiana. Introdotto alla cucina da sua madre, nel modesto appartamento di famiglia nel Bronx, Onwuachi ha fatto di quella scintilla di passione una carriera.

Si è formato al Culinary Institute of America e ha aperto cinque ristoranti prima di arrivare ai trent’anni, incluso l’innovativo ristorante afrocaraibico Kith/Kin a Washington. Ha partecipato come giudice a Top Chef nel corso della diciottesima stagione, dopo essere stato concorrente dello show nella tredicesima stagione. Selezionato tra i migliori trenta under 30 da Zagat e Forbes, nel 2019 ha vinto il James Beard Award come miglior chef emergente, è stato nominato chef dell’anno da Esquire e acclamato come chef più importante d’America dal San Francisco Chronicle.

Il coautore

Joshua David Stein è uno scrittore e giornalista, autore di numerosi libri. È stato critico gastronomico per il New York Observer ed editorialista per The Village Voice. I suoi articoli sono stati pubblicati su The Guardian, The New York Times, New York Magazine, Esquire, GQ, The Sunday Times, Food & Wine e altri.

 

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