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Come sarà Twitter con Elon Musk al comando

Dibattito pubblico e “free speech”: alcuni elementi per capire meglio che tipo di piattaforma social erediterà il nuovo proprietario

di Fabio Germani

Dopo l’acquisizione di Twitter per più di 43 miliardi di dollari, che ormai può dirsi certa (verrà ratificata entro l’anno), da parte di Elon Musk, addetti ai lavori e utenti hanno cominciato a interrogarsi sul futuro della nota piattaforma social. Che, beninteso, già da qualche tempo sta attraversando una lunga fase di transizione, fatta di alti e bassi e difficoltà rispetto ai competitor, soprattutto i “nuovi” tipo TikTok. Da un punto di vista economico, nei primi tre mesi del 2022 l’utile per azione della società si è attestato a 61 centesimi e profitti netti oltre 500 milioni di dollari. I ricavi sono in rialzo del 16% rispetto a un anno fa, a 1,20 miliardi di dollari, ma sotto la cifra attesa degli analisti di 1,23 miliardi di dollari. Dalla trimestrale diffusa proprio in queste ore emerge inoltre l’aumento dei ricavi pubblicitari, sempre rispetto al primo trimestre 2021 (+23%). In crescita anche il numero di utenti, che si è attestato a 229 milioni, +15,9%, stavolta migliorando le attese che erano di 226,9 milioni. Twitter ha però ammesso di avere sovrastimato il numero degli utilizzatori della piattaforma, di circa due milioni, in un periodo compreso tra il 2019 e il 2021 a causa, ha fatto sapere la società, di un errore di calcolo dovuto alla possibilità per gli utenti di legare più account. Dunque, la società Twitter appare in salute, ma quanto è centrale, oggi, il ruolo del social network? 

Il social della cinese ByteDance, TikTok appunto, risulta essere a inizio 2022 l’app più scaricata in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, superando quota 3,5 miliardi di download da quando è disponibile sul mercato. Secondo la società di analisi Sensor Tower, che ha stilato il report, Twitter si posiziona nel mondo al 16esimo posto delle applicazioni più scaricate, mentre Instagram, Facebook, WhatsApp e Telegram inseguono TikTok, pur rilevando un certo distacco. Insomma, la classifica aiuta a comprendere quanto Twitter sia una piattaforma abbastanza marginale, nonostante la sua notorietà (fondata da Jack Dorsey, esiste dal 2006) e nonostante il rumore di sottofondo che è stata comunque sempre in grado di generare, in particolare negli anni del suo utilizzo spasmodico dell’ex presidente Donald Trump, prima cioè del ban di inizio 2021 a seguito dell’assalto al Congresso, per cui ha da poco creato – disponibile al momento solo negli Stati Uniti – la sua Truth Social. A questo punto, l’altra domanda che sorge è: come cambierà Twitter sotto la guida di Musk?

Tanto per cominciare, a cambiare sarà la struttura aziendale, che da public company – Musk ha già fatto sapere che la ritirerà dalla Borsa – diverrà di proprietà esclusiva del suo nuovo acquirente, l’uomo più ricco del mondo già a capo di Tesla e SpaceX. Per quanto riguarda l’idea di “piazza pubblica” che Musk vorrebbe adottare, si darà maggiore risalto al free speech, che è sì garantito dal Primo emendamento della Costituzione americana, ma la norma, in realtà, riguarda piuttosto il potere pubblico, non quello privato (ad ogni modo l’idea è quella di azzerare bot e account fake, anche se tecnicamente non sono sono ancora state chiarite le modalità di intervento). E neppure il tempo di iniziare che su questo fronte potrebbe esserci uno scontro con l’UE. Il commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton, ha avvertito in questo senso che il nuovo Twitter potrebbe essere “incompatibile” con le regole del Digital Service Act, di recente approvazione. Il nuovo regolamento prevede infatti, tra le altre cose, un vigile controllo sui contenuti postati, così da “uniformare” online e offline: ciò che è illegale normalmente, lo sarà anche nelle attività in rete. Circostanza che, va da sé, sembra non rientrare nei piani di Musk, secondo il quale, stando a quanto trapelato finora, immagina una revisione sui contenuti solo nei casi più gravi.

Secondo diverse indagini del Pew Research Center condotte negli ultimi due anni, circa un quarto del pubblico adulto statunitense utilizza Twitter e la piattaforma è diventata uno spazio in cui gli utenti ricevono notizie, discutono di argomenti come lo sport, si impegnano in comunicazioni personali o utilizzano per sapere delle attività di chi occupa ruoli in cariche elettive. Tuttavia circa la metà degli utenti (49%) pubblica meno di cinque tweet al mese, ma il 69% afferma di informarsi sulla piattaforma, pur non ritenendolo sempre il modo più efficace per ricevere notizie. La polarizzazione statunitense osservata in questo periodo si riflette anche nei comportamenti dei fruitori di Twitter. Stando ad un’altra ricerca del Pew Research Center, si scopre che verso la fine del 2020 (anno elettorale peraltro) solo il 10% degli utenti ha prodotto il 92% di tutti i tweet e che il 69% di questi si identifica come democratici o indipendenti di tendenza democratica. Precedenti analisi su Twitter dell’istituto, del resto, avevano rilevato che la piattaforma contiene una quota maggiore di democratici rispetto ai repubblicani e il 10% dei democratici più attivi produce in genere circa il doppio dei tweet in un mese (157) rispetto al 10% dei repubblicani più attivi (79). Dati che spiegherebbero le migrazioni di utenti che si collocano politicamente a destra, avvenute in particolare dal 2020, su altre piattaforme tipo Parler. Tendenza che, giustappunto, Musk vorrebbe invertire, trasformando Twitter nella più grande “piazza pubblica”, priva di particolari vincoli, del mondo. 

@fabiogermani

 

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