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La BCE si prepara a una stretta della politica monetaria

La forte accelerazione dell’inflazione e la guerra in Ucraina hanno portato la Banca Centrale Europea e la Commissione Ue a adeguare le proprie politiche monetarie e fiscali

di Redazione

Due conferme importanti oggi in Europa: la volontà della Banca Centrale Europea di procedere con un graduale rialzo dei tassi d’interesse a partire da luglio e la proroga, da parte della Commissione Ue, della sospensione del Patto di Stabilità e Crescita anche nel 2023, per contrastare gli effetti della guerra in Ucraina.

La prima è quella data dalla presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, in una nota pubblicata sul sito dell’Eurotower, secondo cui nel corso della riunione di luglio il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea potrebbe decidere per un primo rialzo dei tassi di interesse, per poi provare a uscire dai tassi negativi entro la fine del terzo trimestre. Si tratterebbe della prima stretta monetaria dal luglio del 2011.

«Poiché le prospettive di inflazione si sono spostate notevolmente verso l’alto rispetto al periodo pre pandemia – ha spiegato Lagarde -, è opportuno che le variabili nominali si adeguino e questo include i tassi di interesse». «Ciò – ha aggiunto – non costituirebbe un inasprimento della politica monetaria, piuttosto, lasciare invariati i tassi ufficiali in questo contesto costituirebbe un allentamento della politica, che attualmente non è giustificato». «La prossima fase di normalizzazione – ha proseguito la numero uno dell’Eurotower -dovrà essere guidata dall’evoluzione delle prospettive di inflazione a medio termine: se l’inflazione si stabilizzerà al 2% nel medio termine, sarà appropriata un’ulteriore progressiva normalizzazione dei tassi di interesse verso il tasso neutrale.

L’altra conferma è stata annunciata dalla Commissione europea in una comunicazione in cui spiega che sono «presenti le condizioni per mantenere la clausola generale di sospensione del patto di stabilità e di crescita anche nel 2023 e per disattivarla dal 2024», raccomandando però alle singole economie di mantenere politiche di bilancio prudenti, soprattutto ai paesi ad alto debito, come l’Italia, che rientra insieme a Grecia e Cipro tra i Paesi con “squilibrio eccessivo”.

Nel dettaglio, nell’approfondimento della Commissione Ue sull’Italia, finalizzato alla prevenzione e alla correzione degli squilibri macroeconomici, si legge:

«L’Italia sta vivendo squilibri eccessivi. Le vulnerabilità si riferiscono all’elevato debito pubblico e alla debole crescita della produttività, in un contesto di fragilità del mercato del lavoro e alcune debolezze nei mercati finanziari, che hanno rilevanza transfrontaliera. La crescita persistente della bassa produttività è stato un fattore chiave alla base della protratta debole crescita del PIL dell’Italia, che si è attenuata riduzione dell’indebitamento pubblico, riduzione delle opportunità di lavoro e impatto sulle banche bilanci. Il rapporto debito pubblico/PIL ha iniziato a diminuire nel 2021 ed è previsto a diminuire ulteriormente, ma resta un rischio per la sostenibilità di bilancio, per il settore finanziario e per crescita economica. Nonostante i miglioramenti nel mercato del lavoro, persistono bassi tassi di partecipazione. Tuttavia, sono stati conseguiti miglioramenti significativi nella riduzione dei crediti deteriorati. Inoltre, il settore bancario potrebbe dover affrontare sfide come l’impatto dell’eliminazione graduale delle misure di sostegno temporaneo avviate in risposta alla crisi pandemica. La strategia consigliata è quella di affrontare le vulnerabilità, anche stimolando la competitività e la produttività. Tuttavia, è probabile che l’effetto di potenziamento della crescita degli investimenti e delle riforme richieda tempo per dispiegarsi e dipende in modo cruciale da un’attuazione rapida e corretta».

 

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