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Consumi in calo e tensioni inflazionistiche, l’economia peggiora

L’incertezza pesa sui trend economici, l’Ufficio Studi Confcommercio stima nel mese in corso una riduzione del Pil dello 0,6% su giugno

di Redazione

A maggio, sia la produzione industriale sia l’occupazione sono tornate a registrare una riduzione su base congiunturale; a giugno la fiducia delle famiglie si è collocata al minimo da novembre 2020. Situazioni che, secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, dimostrano come «continui il lungo inverno dell’economia» alla luce del quadro internazionale ancora molto complesso (conflitto in Ucraina su tutti), mercati delle materie prime che continuano ad essere attraversati da molteplici turbolenze, fattore «che contribuisce a rendere molto complicata l’individuazione della fine della fiammata inflazionistica che sta coinvolgendo tutte le principali economie». Tutto ciò si traduce in una progressiva riduzione del PIL in termini congiunturali (-0,6%). L’Ufficio Studi Confcommercio osserva anche che «non vanno trascurati alcuni elementi che potrebbero rappresentare il primo segnale di un atteggiamento più attento delle famiglie». 

A maggio 2022, osserva Confcommercio, la produzione industriale, dopo un trimestre favorevole, ha registrato un calo dell’1,1% termini congiunturali. Il confronto su base annua si mantiene positivo con un incremento del 3,5%. Nello stesso mese il numero di occupati ha registrato un calo dello 0,2% su aprile. Nel confronto con lo stesso mese del 2021 la variazione è del +2,1%. A giugno 2022 il sentiment degli imprenditori del commercio al dettaglio ha consolidato la tendenza al recupero (+1,3% su maggio). Riguardo al PIL mensile il quadro di riferimento si conferma quanto mai incerto, con una crescita che nel secondo trimestre è stata determinata esclusivamente dall’eredità lasciata dal primo quarto dell’anno. Secondo le stime, dunque, il PIL dovrebbe registrare nel mese in corso una riduzione dello 0,6% su giugno, dato che consolida la tendenza al ridimensionamento riscontrata negli ultimi mesi. Rispetto a luglio 2021 la variazione sarebbe nulla. Il dato rafforza i timori di una seconda parte dell’anno contraddistinta da una sostanziale stagnazione, anche al netto di effetti peggiorativi derivanti da impulsi avversi provenienti dall’estero.

A giugno 2022 l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) segnala un incremento su base annua dello 0,7%, in netto ridimensionamento rispetto alle variazioni registrate nei mesi precedenti. Questa evoluzione è anche la conseguenza fisiologica del ritorno a confronti con periodi in cui le condizioni di vita del paese sono state meno emergenziali. Il contenuto incremento registrato dall’indicatore nell’ultimo mese è frutto esclusivamente del positivo recupero registrato dalla domanda per i servizi (+11,9%), a cui si è contrapposta una riduzione di quella relativa ai beni (-3,3%). Continuano a pesare la crisi del settore automobilistico, le difficoltà dell’abbigliamento e delle calzature – in attesa dei saldi – e il ridimensionamento della domanda per gli alimentari. Nonostante i progressi registrati negli ultimi periodi la domanda, calcolata nella metrica dell’ICC, nel confronto con il primo semestre del 2019 risulta ancora inferiore del 6,8%. Per i servizi il calo si attesta al 18%.

Anche a giugno 2022 – informa ancora l’Ufficio Studi di Confcommercio – le dinamiche rilevate dai diversi segmenti di consumo che compongono l’ICC confermano le caratteristiche di questa attuale fase della domanda. Le famiglie, in un contesto in cui la progressiva crescita dell’inflazione rende sempre più complicato il ritorno agli stili di vita pre-pandemici, continuano ad orientare le risorse disponibili verso i servizi legati al turismo e alla fruizione del tempo libero. In molti casi i livelli di consumo sono ancora distanti dai valori dello stesso mese del 2019, con punte particolarmente elevate per i servizi ricreativi (-46,2% su giugno 2019), e gli alberghi, pasti e consumazioni fuori casa (-13,4%). 

Relativamente agli andamenti più recenti si conferma anche a giugno una situazione particolarmente critica nel comparto dell’automotive (-14,6% su base annua), dato che, nel clima d’incertezza attuale, rende difficile ipotizzare nel breve periodo un’inversione di una tendenza che si trascina ormai da mesi. Per i beni alimentari si consolidano, a giugno, i segnali d’indebolimento emersi negli ultimi mesi che hanno portato ad uno scarto in negativo nel confronto con lo stesso mese del 2019. Una parte consistente di questa dinamica è presumibilmente da attribuirsi ad una maggiore attenzione e prudenza delle famiglie per gli acquisti di questi prodotti. Elementi meno favorevoli cominciano ad emergere anche per il comparto dei mobili (-3,2%), settore che nei mesi passati aveva mostrato forti elementi di vivacità.

 

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