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L’impatto della pandemia sulle famiglie

Circa un decimo delle famiglie intervistate ha spiegato di aver sostenuto nel 2020 una spesa per consumi insolitamente bassa rispetto a un anno normale, quasi il doppio rispetto al 2016. L’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane realizzata dalla Banca d’Italia.

di Redazione

Nonostante la crescita complessiva rispetto al 2016, nel 2020 il reddito delle famiglie ha risentito delle conseguenze economiche della pandemia. Il 17 per cento delle famiglie ha dichiarato di avere percepito un reddito insolitamente basso nel 2020 rispetto a un anno normale; nel confronto con la rilevazione sul 2016, la quota è aumentata di 5 punti percentuali. È quanto emerge dal capito dedicato all’impatto della pandemia sulle condizioni economiche delle famiglie italiane, contenuto nell’Indagine sui bilanci delle famiglie realizzata dalla Banca d’Italia.

L’incremento, si legge, si è concentrato soprattutto tra le famiglie il cui maggiore percettore di reddito ha meno di 35 anni. Una quota rilevante dei nuclei intervistati ha dichiarato che almeno un familiare ha subito una temporanea riduzione o interruzione delle entrate da lavoro (rispettivamente l’11 e il 5 per cento delle famiglie), mentre solo il 3 per cento ha almeno un componente che ha perso il lavoro, verosimilmente per effetto del blocco dei licenziamenti in vigore a partire da marzo del 2020. Per fare fronte al calo del reddito le famiglie hanno ridotto o rinviato alcune spese e liquidato attività finanziarie possedute; solo il 10 per cento delle famiglie ha rinviato rimborsi di prestiti o il pagamento di affitti.

Nel complesso, l’83 per cento delle famiglie si aspettava che il proprio reddito nel 2021 sarebbe stato in linea con quello di un anno normale. La quota di quelle che prefiguravano un reddito insolitamente basso era tuttavia significativa (11 per cento) e superiore (di circa 2 punti percentuali) a quella osservata dopo la recessione del 2012- 13 nell’indagine sul 2014. Il pessimismo sulle prospettive economiche era diffuso soprattutto tra le famiglie maggiormente esposte allo shock economico causato dalla pandemia, tra quelle con un reddito familiare percepito nel 2020 più basso e per i nuclei in cui nessun componente aveva la possibilità di svolgere il proprio lavoro, almeno in parte, da remoto.

I comportamenti di spesa e risparmio sono stati influenzati dalle misure di contenimento e dai timori del contagio, oltre che da una maggiore incertezza sulle proprie prospettive reddituali. Circa un decimo delle famiglie ha riportato di avere sostenuto nel 2020 una spesa per consumi insolitamente bassa rispetto a un anno normale, quasi il doppio rispetto al 2016. Il saldo tra le risposte che indicano consumi insolitamente bassi e quelle che riportano una spesa insolitamente alta (in media pari a 3,7 punti percentuali) è positivo per tutti i livelli di reddito ma più ampio per i redditi più alti (oltre 11 punti percentuali nell’ultimo quinto), in linea con la quota più elevata dei consumi non comprimibili sulla spesa totale delle famiglie a basso reddito e con la maggiore propensione delle famiglie abbienti al consumo di beni e servizi la cui fruizione è stata condizionata dalle misure di contenimento.

Una quota consistente di famiglie (18 per cento) ha dichiarato di avere risparmiato nel 2020 più che in un anno normale. La quota di nuclei che sono riusciti, nel complesso dell’anno, a risparmiare parte delle loro entrate è pari al 41 per cento. Valutata con il sistema di ponderazione per il confronto storico, questa quota è pari al 39 per cento e supera di oltre 5 punti quella del 2016, mentre la quota di famiglie che hanno dichiarato di avere speso in eccesso rispetto ai propri guadagni è rimasta al 9 per cento (con entrambi i sistemi di ponderazione), come nel 2016. L’incidenza delle famiglie con un risparmio positivo è aumentata a tutti i livelli di reddito equivalente, seppure con intensità massima per il quinto più elevato (quasi 11 punti percentuali).

 

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