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Guerra in Ucraina e pandemia non frenano l’export italiano

Secondo l’ultimo rapporto ICE, le imprese esportatrici italiane hanno reagito alle difficoltà, registrando un’ulteriore crescita nel primo semestre del 2022, dopo la buona performance del 2021

di Redazione

Al netto della difficile congiuntura internazionale – il conflitto scoppiato in Ucraina dopo l’invasione russa si inserisce in un contesto caratterizzato dalle difficoltà pandemiche, aumentando le incertezze –, le imprese esportatrici italiane hanno rivelato una notevole capacità di reazione. Lo sottolinea il Rapporto sul Commercio estero ICE 2022, alla sua XXXVI edizione, aggiungendo che la performance italiana presenta tassi di crescita più consistenti rispetto a quelli delle altre grandi economie.

Nel primo semestre del 2022, l’export italiano è aumentato del 22,4% su base annua, con una crescita che coinvolge tutti i settori, dai prodotti alimentari e bevande (+18,8% rispetto allo stesso periodo del 2021 e, addirittura, +31,2% sullo stesso periodo del 2019), ai prodotti del settore dei metalli (+29,2% e +44,5%), passando per i prodotti chimici (+28,5% e +38,2%) e gli apparecchi elettrici (+16,6% e +24,9%).

Si tratta di un risultato che si aggiunge a quelli positivi registrati recentemente: già alla fine del 2021 l’export italiano aveva superato del 7,5% i livelli precedenti l’emergenza sanitaria con una crescita del 18,2% sul 2020.

L’ICE osserva che «occorre leggere i dati tenendo conto dell’inflazione che, dopo 30 anni, è tornata ad essere una delle variabili che sta caratterizzando l’evoluzione dell’economia globale. Comunque, anche in volume l’export italiano segna una crescita. I prezzi delle materie energetiche contribuiscono al forte rialzo del valore delle importazioni e si riflettono sul deterioramento dell’avanzo commerciale». Anche in volume, comunque, le esportazioni italiane continuano ad aumentare.

Germania, Francia e Stati Uniti sono i principali mercati di sbocco delle esportazioni italiane nei primi sei mesi del 2022. Turchia (+38,5% rispetto allo stesso periodo del 2021), Belgio (+32,7%) e States (+31,3%) sono i mercati più dinamici, che hanno registrato la crescita maggiore. Seguono Spagna (29,1%), Austria (+24,8%), Romania e Paesi Bassi (+23%), Regno Unito (+20,8%) e Francia (+20%).

Il rapporto ICE riferisce un’unica eccezione: la Russia. In seguito all’invasione dell’Ucraina, è l’unica economia che registra una flessione: -16,8%.

Il report contiene altri indicatori fondamentali per comprendere lo stato di salute dell’export italiano, a partire dalla quota di mercato dell’Italia sulle esportazioni mondiali di beni nel 2021, lievemente in calo rispetto al 2020 (2,71% versus 2,82%). La riduzione dell’avanzo commerciale (44,2 miliardi di euro) rispetto al 2020 riflette la crescita del disavanzo del comparto energia. Al netto di questa componente, il surplus sfiora i 90 miliardi, in crescita rispetto agli 86 dell’anno precedente.

 

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