Xi a Samarcanda: «Rimodellare l’ordine internazionale» | T-Mag | il magazine di Tecnè

Xi a Samarcanda: «Rimodellare l’ordine internazionale»

Se quello di ieri era stato un assaggio, nelle ultime ore il leader cinese Xi Jinping è stato ancora più netto. Pechino lancia, di fatto, una sfida all’Occidente. Parlando a Samarcanda, in Uzbekistan, al vertice dei paesi della Sco (Shanghai Cooperation Organization), ha chiesto ai suoi interlocutori «di rimodellare l’ordine internazionale». Il mondo di oggi, è il suo ragionamento secondo quanto riportato dal Quotidiano del Popolo, «non è pacifico: la competizione tra i due orientamenti politici di unità e di divisione e tra cooperazione e confronto è diventata sempre più evidente». Dunque, a detta di Xi, «ciò non solo ha un impatto su pace e stabilità nel mondo, ma non favorisce lo sviluppo a lungo termine della regione». «Di fronte alla complessa situazione – l’esortazione del leader cinese –, dobbiamo seguire la direzione dello sviluppo della Sco, approfondire la cooperazione in vari campi e creare un ambiente favorevole a sviluppo e rilancio degli Stati membri». Il pensiero di Xi riprende in larga parte quanto dichiarato già in occasione dell’incontro di ieri con il presidente russo, Vladimir Putin. Gli interessi di Pechino e Mosca convergono nella visione di un nuovo ordine mondiale, concetto che le due potenze hanno ribadito più volte. «Trasformazioni fondamentali stanno avvenendo nella politica ed economia mondiali e si tratta di cambiamenti irreversibili», ha ricordato Putin nel vertice Sco. Nel corso della riunione Xi Jinping ha poi illustrato la sua ricetta: «Lavorare insieme per promuovere lo sviluppo dell’ordine internazionale in una direzione più giusta e razionale», mantenere il rispetto reciprcoco e di «non interferenza negli affari interni». Un riferimento quest’ultimo, neanche troppo velato, alla situazione di Taiwan. Poi l’ulteriore sfida, contenuta nella dichiarazione finale del vertice della Sco a Samarcanda: le sanzioni economiche, tranne quelle adottate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sono «incompatibili con la legge internazionale».

 

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