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L’Agenda 2030 in Italia, i risultati in materia di istruzione

In generale si evidenzia un andamento positivo dell’obiettivo tra il 2010 e il 2019, con una flessione nel 2020 a causa della pandemia. Nell’anno scolastico 2021/2022 il 43,6% degli studenti di terza media ha una competenza numerica non adeguata

di Redazione

Si celebra oggi, mercoledì 5 ottobre 2022, la Giornata mondiale degli insegnanti (con tanto di doodle tematico di Google), istituita nel 1994 per volontà dell’Unesco, l’agenzia dell’Onu che promuove l’istruzione, la scienza e la cultura. L’occasione è utile per ricordare il fondamentale ruolo degli insegnanti nel mondo al fine di assicurare un’istruzione e un’educazione di qualità nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata dalle Nazioni Unite nel 2015. Ma a che punto è, al riguardo, l’Agenda in Italia?

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Alla domanda può rispondere l’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) che proprio in questi giorni ha diffuso il report 2022 sul raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDGs) in Italia. L’obiettivo numero 4 è, appunto, quello relativo all’istruzione di qualità. In questo specifico caso, secondo l’Asvis l’indice evidenzia un andamento sostanzialmente positivo tra il 2010 e il 2019, principalmente grazie all’aumento della quota di persone laureate o diplomate, alla riduzione dell’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione e all’aumento della quota di alunni/e disabili nelle scuole medie. Nel 2020, aggiunge tuttavia l’Asvis, si assiste a una flessione negativa del composito, causata dagli effetti della pandemia (-0,9 punti percentuali nella formazione continua e +0,9 punti per l’abbandono scolastico), non compensata dalla sostanziale stabilità osservata nel 2021. Nell’ultimo anno analizzato, migliora la formazione continua (+2,7 punti percentuali rispetto al 2020) e si riduce l’uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione (-1,5 punti percentuali), ma si riducono anche le persone che leggono libri e giornali (-1,6 punti percentuali) e, per la prima volta dal 2010, si osserva una riduzione significativa della quota di laureati (-1,0 punti percentuali).

Pure a fronte dei miglioramenti, non mancano comunque le criticità, al netto dei ritardi registrati durante la fase pandemica più acuta. Nell’anno scolastico 2021/2022 – rileva l’Istat nell’aggiornamento annuale del sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile (Bes) dei territori – il 43,6% degli studenti che frequentano la classe III della scuola secondaria di primo grado ha una competenza numerica non adeguata, in leggero miglioramento rispetto al 44,5% dell’anno scolastico precedente, ma in peggioramento nel confronto con l’anno scolastico 2018/2019 (39,6%). Il gradiente territoriale rimane molto forte a svantaggio del Mezzogiorno: 35,8% al Nord (in miglioramento di 1,2 punti percentuali rispetto al 2020/2021, ma in peggioramento di 4,5 punti rispetto al 2018/2019), 40% al Centro e 60% nel Mezzogiorno (dove si registra un miglioramento di -1,6 punti sul 2020/2021). Particolarmente critica la situazione nelle province di Crotone, Agrigento e Palermo (rispettivamente 69,5%, 65,7 e 65,2% degli studenti con competenze numeriche insufficienti); all’opposto le percentuali più basse si registrano a Sondrio (25,5%) e Belluno (26,1%). 

I confronti di genere, aggiunge poi l’Istat, evidenziano lo svantaggio delle ragazze: le studentesse che hanno competenze numeriche non adeguate sono il 45,8% contro il 41,6% dei coetanei maschi. In 17 province del Mezzogiorno (fanno eccezione quelle della Basilicata, dell’Abruzzo e del Molise) più del 60% di studentesse ha competenze numeriche inadeguate contro una quota che non arriva al 30% a Sondrio, Belluno e Lecco. Per gli studenti maschi invece sono 8 le province della Calabria e della Sicilia (Siracusa, Trapani, Vibo Valentia, Palermo, Reggio di Calabria, Caltanissetta Agrigento e Crotone) in cui più del 60% dei ragazzi ha competenze numeriche insufficienti e 7 le province del Nord in cui la stessa percentuale si attesta sotto il 30% (Belluno, Sondrio, Monza e della Brianza, Lecco, Trento, Como e Aosta).

 

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