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Il conflitto in Ucraina e i timori di escalation nucleare

Americani divisi sulla possibilità di uso di armi nucleari da parte di Mosca. Il 56% degli italiani lo ritiene uno scenario improbabile

di Redazione

«Per la prima volta dai tempi della crisi dei missili a Cuba c’è la minaccia di un Armageddon nucleare». Parola di Joe Biden, presidente degli Stati Uniti. Biden ha espresso le sue preoccupazioni riguardo la minaccia nucleare russa nel corso di un recente evento elettorale che si è tenuto a New York. «Putin non scherza quando parla del possibile uso di armi nucleari, chimiche o biologiche, perché il suo esercito è in difficoltà», ha quindi aggiunto, come riportano i giornali. Il presidente americano sembra perciò abbandonare la linea di prudenza che fin qui tanto la Casa Bianca quanto l’amministrazione in generale avevano mantenuto, sostenendo di non aver registrato segnali in questo senso, nonostante la retorica talvolta particolarmente dura di Mosca. Ma con il suo ragionamento, al contrario, Biden alza l’asticella dell’allerta. In realtà, in queste ore, c’era stato già il precedente del Parlamento europeo, che in una relazione approvata ieri, ha chiesto all’UE di preparare una risposta in caso di attacco nucleare russo. Insomma, con il logoramento della guerra in Ucraina, i timori di un’escalation sono ormai tangibili. Ma qual è il giudizio, negli Stati Uniti e in Italia, dei cittadini?

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A sette mesi dall’invasione russa dell’Ucraina gli americani esprimono meno preoccupazione di quanto non abbiano fatto in precedenza per una sconfitta sul terreno di Kiev e un allargamento del conflitto, secondo un sondaggio del Pew Research Center condotto a settembre. La quota di adulti statunitensi che sono estremamente o molto preoccupati per una sconfitta ucraina, infatti, è scesa di 17 punti percentuali da maggio, al 38%. Circa un quarto (26%) afferma di non essere troppo preoccupato o per nulla preoccupato per l’eventuale vittoria della Russia. Insomma, la sensazione è che gli americani, con il passare dei mesi dall’inizio della guerra abbiano maturato una percezione meno apprensiva sulla guerra in Europa. Nella stessa misura, infatti, circa un terzo (32%) afferma di essere estremamente o molto preoccupato per la possibilità di un’espansione della guerra provocata dal sostegno di Stati Uniti e Nato alle forze ucraine: la quota di chi la pensa in questo modo è in calo rispetto al 49% di maggio. 

Ad ogni modo, stavolta secondo un sondaggio Reuters/Ipsos diffuso pochi giorni fa, quasi tre quarti degli americani affermano che gli Stati Uniti dovrebbero continuare a sostenere l’Ucraina, nonostante le minacce russe di poter ricorrere alle armi nucleari. Un tema, quest’ultimo, che divide le opinioni dei cittadini statunitensi. Quasi due americani su cinque (39%) – è invece la rilevazione YouGov – pensano che la Russia possa utilizzare armi nucleari in Ucraina, mentre il 37% ritiene improbabile o quasi che ciò accada. Nel complesso più donne che uomini pensano che sia probabile l’uso di armi nucleari da parte della Russia (43 a 36).

E in Italia? Stando all’ultimo monitoraggio del team Public Affairs di Ipsos, a sette mesi dall’inizio della guerra, il livello di preoccupazione rimane estremamente elevato: il 78% degli italiani si dichiara preoccupato, mentre appena il 15% afferma di non avere timori. Il coinvolgimento diretto di altri paesi è considerato improbabile da quasi il 40% degli intervistati. Solo uno su dieci, dunque, teme che il conflitto possa evolvere in una guerra mondiale e anche la minaccia atomica non sembra essere un’ipotesi così plausibile. Anzi, la maggioranza (56%) crede che il ricorso alle armi nucleari sia improbabile.

 

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