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I consumi energetici delle famiglie in Italia

Al Nord si spende di più per il metano, nel Mezzogiorno per l’energia elettrica. Impianti con più di vent’anni in una famiglia su tre

di Redazione

Nel 2020 la spesa media annuale in consumi energetici è di 1.411 euro a famiglia (1.542 euro al Nord; 1.220 euro nel Mezzogiorno) di cui l’83,8% per metano ed energia elettrica. Al Nord si spende di più per il metano (50,3%), nel Mezzogiorno per l’energia elettrica (49,5%). Il 17% delle famiglie fa uso di legna (di cui circa il 60% in tutto o in parte con autoapprovvigionamento), il 7,3% di pellet. Più della metà delle famiglie ha un sistema di riscaldamento che ha più di 10 anni: gli impianti centralizzati sono i più datati (oltre il 40% ha almeno 20 anni). Questo il quadro delineato dall’Istat nel report Consumi energetici delle famiglie – Anni 2020-2021.

Foto di N.Tho.Duc su Unsplash

«L’efficienza energetica è un elemento della transizione ecologica rilevante per gli obiettivi di Sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e lo European Green Deal, oltre che per le analisi relative alle crisi climatica e geopolitica», ricorda al riguardo l’Istat.

Nel 2020, entra nel dettaglio l’Istat, le famiglie hanno speso complessivamente 36 miliardi di euro per i consumi energetici dell’abitazione in cui vivono, con una spesa media annua di 1.411 euro (corrispondenti a circa 118 euro al mese). Il valore mediano della spesa annuale familiare (al di sotto del quale si collocano le spese della metà delle famiglie) ammonta a 1.261 euro. La spesa energetica dell’abitazione include le spese sostenute per il riscaldamento, la produzione di acqua calda, il raffrescamento dell’abitazione, la cottura dei cibi e il funzionamento di tutti gli elettrodomestici, alimentati da distinte fonti energetiche: energia elettrica, gas naturale (metano), biomasse, gasolio, GPL (bombole/cisterne o di rete), energie rinnovabili. Concorrono alla quantificazione dei consumi energetici domestici, aggiunge l’Istituto nazionale di statistica, anche l’utilizzo di attrezzature motorizzate da giardinaggio e l’eventuale ricarica in ambito domestico di veicoli elettrici (auto elettriche o ibride plugin, motoveicoli, biciclette ecc.).

Nel report l’Istat rende noto di avere introdotto quesiti specifici per valutare l’impatto economico del lockdown sulle spese energetiche domestiche. Il 41,8% delle famiglie dichiara di aver osservato nel 2020, rispetto all’anno precedente, un aumento di spesa per consumi energetici: per il 12,3% le spese sono notevolmente aumentate, per il 29,5% sono aumentate in misura moderata, sono rimaste invariate per il 35,3% delle famiglie, mentre per il 3,5% sono diminuite. All’aumento delle spese possono aver contribuito la maggiore presenza in casa dei familiari durante i periodi di lockdown e l’adozione di un regime di lavoro effettuato a casa (lavoro agile).

Istat

Sulla determinazione delle spese incidono sia i comportamenti individuali che le scelte familiari, ma anche la differente disponibilità di prodotti energetici sul territorio e il relativo costo di mercato. La spesa energetica media annuale per ogni famiglia residente è più alta nel Nord del Paese (1.555 nel Nord-est e 1.533 nel Nord-ovest), si attesta a livelli intermedi nel Centro (1.385 euro) e tocca i valori minimi nel Sud e nelle Isole (1.257 euro e 1.145 euro, rispettivamente). A livello regionale i valori massimi si registrano in Valle d’Aosta-Vallée d’Aoste (1.762 euro), Piemonte (1.630 euro), Veneto (1.587 euro) e Umbria (1.563 euro), mentre le spese minime si riscontrano in Sicilia (1.084 euro), Puglia (1.147 euro) e Campania (1.242 euro).

Il gas naturale (metano) e l’energia elettrica, osserva ancora l’Istat, sono le fonti che incidono di più sulla spesa energetica domestica. Il metano è largamente utilizzato per il riscaldamento degli ambienti e dell’acqua sanitaria e per la cucina. L’energia elettrica alimenta i grandi e piccoli elettrodomestici e sempre di più anche gli apparecchi per la climatizzazione (come le pompe di calore); soluzioni innovative di alimentazione elettrica si rilevano anche per la mobilità (ricarica domestica di veicoli elettrici) e la domotica. Il metano contribuisce alla spesa per 15.636 milioni di euro, corrispondenti a una quota pari al 43,4% (nel 2013 era il 49,8%) della spesa totale, e l’energia elettrica per 14.511 milioni di euro (40,3% della spesa totale, 35,5% nel 2013). Seguono il GPL (di rete o in bombola/cisterna) per 1.808 milioni di euro (5% della spesa totale), la legna da ardere e il pellet (2.511 milioni, 7,0% del totale) e il gasolio (811 milioni di euro, 2,3%). Una quota residua di spesa (715 milioni e 2% del totale) compete agli impianti centralizzati (per riscaldamento o acqua calda), alimentati a biomasse o ad altra fonte non identificata o non rientrante nelle precedenti.

 

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