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Media e comunicazione, così le nuove tecnologie e le loro prospettive

Strumenti che hanno aiutato le persone durante la fase emergenziale della pandemia, che costituiscono ormai un pilastro della democrazia e creano occupazione

di Redazione

Nel 2021 il numero degli italiani estranei ai mezzi a stampa ha raggiunto la quota del 57%, poco oltre il 55,2% del 2019, ma comunque sempre in costante ascesa. A dirlo è il Censis nel 56° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2022. «Il fatto che questo risultato – osserva il Censis – sia il frutto di una diminuzione dell’incidenza delle diete solo audiovisive, accompagnata da un notevole incremento dell’uso abituale di internet, mostra che non abbiamo a che fare con un processo residuale, ma, al contrario, caratteristico dell’evoluzione che stiamo vivendo nel rapporto con i mezzi di comunicazione». 

Foto di Sherise Van Dyk su Unsplash

Il dato relativo ai giovani, prosegue il Censis, è sceso dal 65,4% del 2019 al 62,9% del 2021, rimanendo pur sempre altissimo. Sono le classi d’età intermedie ad aver abbandonato di più la lettura dei testi a stampa, mentre anche tra i più anziani c’è stato un leggero miglioramento (dal 53,7% al 52,9%). In definitiva, sono le fasce d’età più produttive ad allontanarsi maggiormente dall’abitudine alla lettura. Questa tendenza si registra tra le persone meno istruite, che passano dal 60,2% al 65,6%, mentre la percentuale scende leggermente tra i più istruiti (dal 49,6% al 48,4%).

Diverso è l’approccio nei riguardi della tecnologia. E qui va tenuto conto anche di alcuni aspetti legati ai recenti contesti emergenziali. Più della metà degli italiani, infatti, riferisce di apprezzare gli aspetti positivi offerti proprio dalle tecnologie digitali nel corso della pandemia. Il 58,6% – rileva il Censis – dichiara che i dispositivi digitali hanno permesso di provvedere alle proprie necessità, per il 55,3% hanno aiutato a mantenere le relazioni sociali, per il 55,2% grazie ad essi si è potuto continuare a lavorare o a studiare, mentre il 52,9% ammette anche che ha potuto scoprire cose nuove e inaspettate. 

Superata la fase più critica, si osserva un’inversione di tendenza. Più della metà degli italiani (il 52,8%) – dice al riguardo il Censis – dichiara che adesso si sente stanco dell’uso continuo dei dispositivi digitali e vorrebbe «staccare la spina». I dispositivi digitali fanno perdere troppo tempo secondo il 32,2% degli italiani, che nel 31,5% dei casi avvertono il bisogno di connettersi continuamente. Per non parlare di quel 22,8% che dichiara di non riuscire a disconnettersi mai. Spesso si tratta anche di un uso intensivo dei social media, che tuttavia secondo una recente indagine del Pew Research Center condotta in 19 economie avanzate (Italia compresa) vengono considerati strumenti – al netto degli effetti polarizzanti che talvolta si possono osservare in maniera diffusa – con un impatto positivo sulla democrazia.

Ma in che altro modo le nuove tecnologie possono essere d’aiuto? Ad esempio per creare occupazione. Se nel 2016 – spiega di nuovo il 56° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2022 del Censis – solo il 21,6% degli italiani riteneva che le nuove tecnologie potessero creare nuova occupazione, nel 2021 la percentuale è arrivata al 30,7%, superando, anche se di poco, il 30,5% di quanti le ritengono invece in grado di distruggere occupazione. È anche diminuita la quota di chi le ritiene indifferenti (dal 46% al 38,8%), inducendo a pensare che sia stata la maggiore confidenza con questi strumenti a determinare un aumento dell’ottimismo nei loro confronti. Tra i più giovani c’è stato uno spostamento di quanti non ritenevano ci fosse un’influenza delle tecnologie digitali sull’occupazione (dal 49,4% del 2016 al 36,6% del 2021) verso quelli che invece le ritengono capaci di creare occupazione (dal 22,2% al 35,9%).

 

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