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Sanità: le sfide del futuro secondo gli italiani

Secondo il Censis il 50,9% dei cittadini indica l’aumento del numero di medici di medicina generale. Ma nel triennio 2018-2020, ricorda l’Istat, si è registrato un calo

di Redazione

Nel triennio 2018-2020 risultano in calo sia il numero di medici di base sia il numero di pediatri, segnando per entrambi i casi un -3%. Inoltre nel 2020 permangono le differenze della rete di offerta ospedaliera tra le regioni: i posti letto ordinari per mille abitanti restano superiori al Nord rispetto al Sud. A tracciare il quadro è l’Istat, nell’Annuario statistico italiano 2022. Eppure, nonostante alcuni ritardi legati alla nostra sanità, dalla carenza di personale alla spesa che resta indietro rispetto a quella di altri paesi partner dell’UE, emerge un generico ottimismo che, almeno in parte, ha a che fare proprio con la pandemia.  

Foto di Derek Finch su Unsplash

A suggerire tale scenario è il 56° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2022 del Censis, secondo cui «per il 61% degli italiani nei prossimi anni il Servizio sanitario migliorerà anche grazie alle lezioni apprese durante la pandemia».

Provando a immaginare le cose di cui si potrà avere bisogno nei prossimi cinque anni, il 50,9% dei cittadini – prosegue il Censis – indica l’aumento del numero di medici di medicina generale, il 46,7% la modernizzazione di tecnologie e attrezzature diagnostiche per accertamenti, il 45,3% l’attivazione o il potenziamento dei servizi sul territorio, come le Case della salute, il 39,6% più posti letto negli ospedali, il 34% l’attivazione dell’assistenza domiciliare digitale (teleconsulto, teleassistenza). Inoltre, afferma sempre il Censis, per il 93,7% degli italiani la spesa pubblica per la ricerca in salute e sanità è un investimento, non un costo. 

In più: il 94,4% si attende che ricerca scientifica e innovazione migliorino l’efficacia delle cure e la qualità della vita in caso di malattie croniche, il 92% che si scoprano tecniche innovative per contrastare nuovi virus e batteri, il 91,1% che si riduca il rischio di ammalarsi. E mentre il 70,1% dei cittadini è pronto a rendere disponibili i dati sulla propria salute per studi, ricerche, sperimentazioni, l’80,2% si aspetta che lo studio dei big data dia un aiuto concreto alla creazione di terapie e farmaci personalizzati.

Riguardo l’aumento del numero di medici di medicina generale, aspetto ritenuto importante dagli italiani secondo l’indagine del Censis, i numeri relativi al 2020 dell’Istat parlano di 42 mila medici. L’offerta risulta perciò stabile rispetto all’anno precedente, con un valore di 7,1 medici ogni 10 mila abitanti nel 2020, ma in calo del 3% rispetto al 2018. A livello territoriale la variabilità regionale passa da 6,4 medici ogni 10 mila abitanti nel Nord-ovest e 6,3 nel Nord-est a 7,5 nel Sud e 8,3 nelle Isole. Per quanto riguarda invece l’offerta di medici pediatri, sul territorio nazionale, nel 2020 operano circa 7.300 medici pediatri: 9,5 ogni 10 mila bambini fino a 14 anni con valori più bassi nel Nord-ovest (8,5 pediatri) e più alti nelle Isole (10,8). L’offerta di medici pediatri è stabile rispetto all’anno precedente, ma in calo del 2,9 per cento rispetto al 2018. I medici di guardia medica nel 2020 sono circa 11.400 con un valore di 19,3 ogni 100 mila abitanti.

 

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