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Fragilità e potenzialità dei contesti urbani

Torino è la più estesa città metropolitana. Più anziani nei centri urbani del Nord, mentre la partecipazione al mercato del lavoro è più intesa nei comuni capoluogo

di Redazione

La più estesa città metropolitana italiana? Risponde l’Istat in un report in materia: Torino, che si colloca in testa alla graduatoria con 6.827 chilometri quadrati. Seguono Roma (5.363) e Palermo (5.009), in coda si trovano Cagliari (1.249) e Napoli (1.179). Le prime cinture più estese nell’ambito del proprio territorio sono quelle di Cagliari (32,5% sul totale metropolitano) e Venezia; fra le seconde cinture si evidenzia ancora quella di Cagliari (49,5%) seguita da Catania (44,8%).

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Foto di Fabio Fistarol su Unsplash

Le Città metropolitane – spiega l’Istat nel focus Profili delle città metropolitane – sono 14 e comprendono 1.268 comuni (il 16% dei comuni italiani): per oltre la metà si tratta di comuni con meno di cinquemila abitanti, un terzo rientra invece nella fascia da cinque a 20 mila, l’11% da 20 a 50 mila abitanti e il 3,5% ha una dimensione superiore a 50 mila abitanti. L’estensione complessiva è di 46.637 chilometri quadrati (il 15,4% della superficie nazionale) in cui risiedono complessivamente 21,3 milioni di abitanti, pari al 36,2% della popolazione italiana.

I centri capoluogo più grandi in termini di estensione territoriale sono Roma, Venezia e Genova, mentre i capoluoghi più piccoli sono Firenze e Cagliari. Si osservano alcune differenze nelle dimensioni metropolitane: Torino, pur avendo un territorio molto esteso è quello in cui il capoluogo incide meno sulla superficie complessiva (quasi 2%), invece Roma, seconda in termini di dimensione territoriale, mostra anche la più elevata incidenza del comune capoluogo (il 24% sul totale).

Tra le città metropolitane, osserva ancora l’Istat, Napoli è quella in cui si registra la quota più elevata di comuni ad alta densità di urbanizzazione (54,3%), seguita da Milano. Bari predomina per l’incidenza dei comuni con densità intermedia (87,8%), invece Reggio Calabria ha la più elevata incidenza di zone rurali (74,2%) seguita da Messina (70,4%). Anche a Torino, come a Reggio Calabria e Messina, si riscontra la minore incidenza del grado di urbanizzazione “alto e intermedio”, poiché le due corone di cinture urbane che circondano il capoluogo torinese hanno una quota molto bassa di comuni (13% sul totale) rispetto a quella più esterna e quindi più lontana da centri urbani.

Per quanto riguarda la partecipazione attiva al mercato del lavoro della popolazione di 15 anni e oltre, nell’insieme dei territori metropolitani nel 2019, misurata attraverso il tasso di attività, è di 52 persone ogni 100 abitanti, valore sostanzialmente allineato al dato italiano e in aumento di circa due punti rispetto al 2011. «Valori elevati dell’indicatore – sottolinea a tale proposito l’Istat – di norma si accompagnano a un sistema economico solido per struttura e per opportunità di lavoro offerte alla popolazione». Tra le città metropolitane il tasso di attività più alto si osserva a Milano e Bologna con un’incidenza del 57%, seguite

da Firenze con il 55%. Sono invece Palermo, Napoli e Reggio Calabria i territori metropolitani in cui si rileva la minore partecipazione attiva al mercato del lavoro, con valori tra il 46% e il 47%. Rispetto al 2011 tutte le città metropolitane mostrano una dinamica positiva, con il primato di Napoli e Genova in cui il dato aumenta di 2,7 punti, seguite da Catania (+2,4). La quota di popolazione attiva, aggiunge l’Istituto nazionale di statistica, aumenta se si circoscrive l’osservazione alla popolazione adulta, ovvero alla popolazione di età compresa tra i 25 e i 64 anni che, per le 14 città metropolitane, si attesta intorno al 75%. I residenti nei capoluoghi di questa fascia di età partecipano al mercato del lavoro in misura maggiore rispetto alle altre aree sub metropolitane, in media 77 persone ogni 100 contro le 75 su 100 delle prime cinture urbane e di quasi 73 su 100 delle seconde cinture.

Quanto al futuro demografico, ricorda l’Istat, le nuove previsioni della popolazione in base allo scenario “mediano” confermano la persistenza di un quadro critico già presente negli ultimi anni, che delinea per il prossimo decennio una decrescita della popolazione pari al -1,8%. Anche per le città metropolitane è atteso un calo della popolazione residente seppur inferiore, da 21,3 milioni al 31 dicembre 2021 a 21 milioni nel 2030, con un tasso di variazione del -1,5%. Elementi che stanno contribuendo su base nazionale allo spopolamento sono legati sia alla diminuzione dei livelli di fecondità tali che le nascite non riescono a compensare i decessi, sia a saldi migratori negativi e dinamiche migratorie con l’estero che, seppur di segno positivo, non controbilanciano il segno negativo della dinamica naturale. Il calo demografico riguarda quasi tutte le città metropolitane, ma con intensità diverse. Una riduzione meno 0importante si prevede in alcune città metropolitane del Nord e del Centro (più bassa a Roma con -0,1%, tuttavia più sostenuta a Genova con -4,3%). Man mano che si scende lungo lo stivale si rafforza la dinamica demografica negativa, passando dal -2,8% di Napoli al -6% di Messina. 

L’indice di vecchiaia nelle città metropolitane ha raggiunto nel 2021 il valore di 177,5 anziani per 100 bambini, in continua crescita negli anni (nel 2011 era 142,4), ma comunque molto inferiore alla media nazionale (187,6), a conferma del progressivo invecchiamento della popolazione in tutto il territorio: più anziani nel comune capoluogo (192) e nei comuni dell’ultima cintura e un’incidenza minore nelle prime due cinture. Valori dell’indice molto al di sopra della media delle città metropolitane spiccano nei territori del Nord da Torino a Firenze, con un’intensità maggiore in tutta l’area di Genova. Differenziata la tendenza da Roma in giù con un invecchiamento più basso della media a Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Catania; superiore alla media invece Bari, Messina e soprattutto Cagliari (pari a 215).

 

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