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Rallenta l’inflazione, la crescita è debole: economia in stagnazione

Così il centro studi Confcommercio: si allontana l’ipotesi della recessione tecnica, restano però le incertezze sul prosieguo dell’anno

di Redazione

Economia in stagnazione. Nel mese di aprile, dopo un primo trimestre di sostanziale stasi (la variazione nulla pur evitando la recessione tecnica indica un significativo rallentamento nel percorso di recupero iniziato nel primo trimestre del 2021), si dovrebbero essere consolidati i moderati segnali di risveglio dell’attività economica. Dunque, nel mese in corso, il PIL è atteso registrare una variazione congiunturale dello 0,3%. Su base annua la crescita sarebbe nulla. Lo scrive l’ufficio studi di Confcommercio, nella Congiuntura Confcommercio di aprile. 

Foto di Chloe Evans su Unsplash

A marzo 2023, prosegue l’ufficio studi, l’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha evidenziato un incremento dell’1,1% sullo stesso mese del 2022. Il dato è sintesi di un aumento della domanda per i servizi (+5,8%) e di una flessione di quella relativa ai beni (-0,4%). La volontà delle famiglie di tornare a livelli di consumo precedenti il 2020, soprattutto per le voci di spesa alle quali sono state costrette a rinunciare in modo non volontario per molti mesi, ha permesso di mantenere in terreno positivo la variazione della domanda in questa prima parte del 2023 (+1,6% la variazione tendenziale nel primo trimestre). I consumi delle famiglie in volume, calcolati nella metrica dell’ICC, rimangono ancora distanti dai livelli pre-Covid, ai quali presumibilmente si potrà tornare solo nella seconda parte del 2024.

In linea con quanto registrato dalla seconda parte del 2022 – aggiunge dunque l’ufficio studi Confcommercio –, anche a marzo 2023 la domanda delle famiglie è stata sostenuta principalmente dal recupero della componente relativa ai servizi (+5,8 nel confronto con marzo dello scorso anno), in particolare il turismo e le attività legate al tempo libero. Nonostante gli andamenti positivi degli ultimi mesi, per molti di questi servizi (ricreativi, alberghieri e della ristorazione) la distanza con i volumi registrati nello stesso periodo del 2019 supera ancora le due cifre. Relativamente ai consumi di beni, dopo un gennaio in positivo, dinamica favorita dal buon risultato dei saldi, la domanda è tornata a registrare un ridimensionamento nel confronto annuo. A marzo la stima per l’aggregato indica -0,4%. Il settore dell’automotive evidenzia segnali di miglioramento, con una variazione tendenziale del 16,7%. Va sottolineato come gli ultimi due trimestri abbiano solo parzialmente ridotto la distanza con i livelli di spesa reale del 2019. Tra le altre voci si conferma in riduzione, nel confronto annuo, la domanda per l’energia elettrica (-4,9%), per i mobili (-4,0%), per gli alimentari (-3,9%), per gli elettrodomestici (-0,9%) e per l’abbigliamento e le calzature (-0,8%). In alcuni casi, la perdurante inflazione, che ha spinto le famiglie a comportamenti molto prudenti, ha acuito una crisi che si protraeva già da tempo.

Per quanto riguarda i prezzi al consumo, sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla loro formazione, si stima per il mese di aprile una riduzione dello 0,3% in termini congiunturali e una crescita del 7,5% su base annua. La tendenza al rientro delle dinamiche inflazionistiche continua ad essere guidata dal ridimensionamento dei prezzi dell’energia e del gas. Come testimonia l’ulteriore contenuto aumento dell’inflazione di fondo a marzo, all’interno del sistema permangono elementi di tensione che rendono incerta la tempistica del ritorno su valori in linea con quelli registrati nell’ultimo decennio e che potrebbero contribuire a rallentare il recupero della domanda delle famiglie.

«Il primo trimestre del 2023 si dovrebbe essere chiuso con una sostanziale stagnazione dell’economia italiana – commenta Confcommercio –. La stima, pure allontanando l’ipotesi della modesta recessione tecnica, non elimina le incertezze e le preoccupazioni sul prosieguo dell’anno, anche in ragione del peggiorato quadro internazionale. In Italia, il mercato del lavoro ha evidenziato confortanti segnali di tenuta anche a febbraio, nonostante il rallentamento dell’attività registrato tra la fine del 2022 e gennaio 2023. Questo elemento ha permesso, in termini aggregati, di contenere la perdita del potere d’acquisto subita dalle famiglie a causa dell’elevata inflazione. La variazione dei prezzi al consumo ha comunque decelerato in misura significativa dopo aver toccato il punto di massimo a novembre 2022. In un contesto in cui la produzione industriale anche a febbraio si è ridotta leggermente (-0,2% su gennaio la cui stima è stata però rivista al rialzo), le famiglie continuano nel percorso di recupero dei consumi che, seppure meno vigoroso e concentrato sui servizi, fornisce modesti spunti positivi all’economia. Per ottenere questi risultati le famiglie hanno fatto ampio ricorso al risparmio, situazione che in assenza di miglioramenti significativi sul versante del lavoro e dell’inflazione potrebbe determinare nella seconda parte del 2023 una stagnazione della domanda».

 

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