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L’impatto delle sanzioni sull’economia russa

Nel primo trimestre del 2023 il PIL si è contratto dell’1,9% e per la fine dell’anno lo scenario peggiore indica un -2,5%

di Redazione

Secondo le prime stime dell’agenzia russa di statistica (Rosstat), nel primo trimestre del 2023 il Prodotto Interno Lordo della Federazione si è ridotto dell’1,9%, confermando la contrazione economica già osservata alla fine del 2022.  Lo scorso anno, infatti, la Russia è andata in recessione, sebbene abbia mostrato un andamento migliore rispetto a quello preventivato, e anche le previsioni per il 2023 lasciano presagire un calo del PIL: secondo l’OCSE l’economia russa dovrebbe chiudere l’anno in corso con una contrazione economica del 2,5%, per la Banca Mondiale il calo sarà invece dello 0,2%, mentre appare più ottimista il Fondo Monetario Internazionale, che prevede una ripresa di sette decimi di punto.

Certo è che le sanzioni hanno cominciato a farsi sentire. Come ricorda un’infografica del Consiglio dell’Unione europea su “L’impatto delle sanzioni sull’economia russa”, «le misure restrittive riguardano l’importazione di determinati beni dalla Russia e l’esportazione di determinati beni verso la Russia. L’elenco dei prodotti vietati è concepito per massimizzare l’impatto negativo delle sanzioni sull’economia russa, limitando nel contempo le conseguenze per le imprese e i cittadini dell’UE».

Stando alle ultime stime della Banca Mondiale, spiega ancora il Consiglio europeo, per il 2023 è previsto un nuovo calo dell’export, pari al -4,6%, mentre importazioni dovrebbero tornare in territorio positivo, riportando un +4,10%. Nel 2022, invece, le importazioni sono diminuite del 9,7% rispetto al 2021, mentre le esportazioni hanno registrato un -9,6%.

Un impatto notevole è quello sugli introiti mensili russi dalle esportazioni di petrolio: «mentre nel primo semestre del 2022 la Russia ha beneficiato dell’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sui mercati mondiali, le sanzioni riguardanti le importazioni di petrolio entrate in vigore nel dicembre 2022 hanno limitato i proventi della Russia». Infatti, secondo l’AIE (l’Agenzia Internazionale per l’Energia) da inizio anno gli introiti legati alle esportazioni di petrolio si sono erosi marcatamente, facendo registrare un calo tendenziale del 26,9% a gennaio (contro il +19,5% registrato un anno prima) e del 41,7% a febbraio (contro il 19,9% dello stesso mese di un anno fa).

Un freno al finanziamento della guerra è stato dato anche dalle sanzioni imposte dall’Unione europea al sistema finanziario russo. Dagli ultimi calcoli, infatti, risultano bloccati – nell’Ue, in Australia e in altri paesi del G7 – 300 miliardi di euro in riserve della Banca centrale russa.

 

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